Belinelli al Mates Festival: "Quante emozioni con Jordan e Bryant. Devo molto a Chris Paul e Ginobili"

Raccontarsi, come se fosse la prima volta. Ma con la stessa spontaneità. Marco Belinelli, ospite al Mates Festival, ha presentato Pokerface, il racconto biografico, che unisce aspetti umani e il percorso del giocatore dall’Italia all’NBA. In America, Marco ha trovato l’ennesima affermazione, ha dimostrato di meritare un posto di rilievo nella lega di pallacanestro più impegnativa e spettacolare del mondo.
“Prima era diverso, di giocatori europei ce n’erano pochi. Adesso è la stessa NBA a volersi proporre anche nel nostro continente, come si vede con i Global Games. C’è più attenzione sia all’Eurolega che al campionato italiano. Dal canto mio, sono orgoglioso di poter rappresentare l’Italia: ho tenuto sempre ben ferme le mie origini, è importante non dimenticarle mai” racconta Belinelli. Ma specialmente gli inizi non sono stati per niente facili: “Ho dovuto fare tanti sacrifici, che bene o male fanno parte della vita di tutti. Sono state occasioni di crescita, dal punto di vista umano e sportivo. Oggi posso dire di aver vissuto emozioni indescrivibili: la vittoria di un titolo, il successo nella gara del tiro da tre. Per il futuro spero possano arrivare altri italiani, intanto mi tengo Gallinari con cui ogni tanto riesco a vedermi quando ci affrontiamo. Ci sentiamo spesso, abbiamo un bel rapporto”.

L’immaginario del giocatore europeo sta assumendo sempre maggiore considerazione negli anni, rimanendo all’interno di un pregiudizio che vede gli arrivi dal vecchio continente non ancora pronti, dal punto di vista atletico e tecnico, per misurarsi con le migliori stelle. “Nella vita ho ricevuto tante critiche. Dicevano che ero troppo magro, che non difendevo. Perciò la vittoria dell’anello con San Antonio ha rappresentato una liberazione, quel pianto fu la naturale conseguenza. Grazie alle critiche ho imparato a pretendere di più da me stesso” spiega il giocatore degli Charlotte Hornets. Il cui presidente è un ben noto Michael Jordan: “Ho la fortuna di lavorare per lui. Averci a che fare, specialmente agli inizi, è stato incredibile. Ricordo bene la prima volta che l’ho visto, quando ho potuto parlarci a telefono e quando poi me lo sono trovato dietro la panchina a sostenerci. E’ un vincente, che dispensa sempre consigli. Peccato non aver centrato i Playoff questa’anno, ma è stata comunque un’annata positiva”. In campo, invece, Belinelli ha avuto la fortuna di misurarsi con alcuni dei più grandi giocatori di tutti i tempi, come Kobe Bryant. “Ho avuto la fortuna di conoscerlo e di parlargli ad un evento a MIlano. Non riesco bene a spiegare le emozioni che ho provato nell’averlo accanto” confessa emozionato.

Approdato ai San Antonio Spurs, Marco ha ritrovato Ginobili – già suo compagno alla Virtus Bologna – ed Ettore Messina, assistente di Popovich ed ex coach degli emiliani: “E’ stato un sogno averli di nuovo vicini. Manu è un giocatore incredibile. E’ stato un esempio, è un professionista vero. Mi ha aiutato ad inserirmi in un sistema così esigente come quello dei texani: lì se non sei pronto non giochi. Con Houston e Golden State ha fatto benissimo, viene difficile immaginarne un ritiro, viene da piangere a pensarci. Tutti si augurano che questo momento non arrivi mai, anche se prima o poi bisogna prendere questa decisione. Penso che prima di dare una risposta definitiva al riguardo, si prenderà perlomeno un mese per rifletterci”.
Di recente, LeBron James ha confessato di voler rilevare una franchigia quando smetterà. Barea invece ha addirittura deciso di cimentarsi fin da subito con una nuova esperienza: il giocatore ha scelto di allenare la squadra della sua città natale, in Porto Rico. “Io non so ancora in che veste vedermi, francamente. Soltanto quando si avvicinerà il momento avrò le idee un po’ più chiare. Di certo la pallacanestro è la mia vita, capirò più in là in che veste voglio viverla, non sono ancora così vecchio” scherza il giocatore. Tra i compagni che hanno avuto un ruolo decisivo nel suo percorso, Belinelli sente di spendere due parole per Chris Paul: “Mi ha fatto capire di poter essere un giocatore da NBA, così come poi mi hanno sostenuto Duncan e tanti altri. Poi ho avuto tanti allenatori bravi, tra cui Popovich, che resta uno dei miei preferiti”.
Il soggiorno napoletano sta per volgere al termine, per Belinelli. Qualche settimana di vacanza, poi sarà impegnato con la Nazionale per gli Europei di settembre, prima di rientrare nel North Carolina. La città gli porta fortuna: nel 2007 venne a giocarsi una serie di playoff e poi venne selezionato al draft; nel 2013 presenziò ad un evento NBA e vinse l’anello. Chissà dunque che per il prossimo successo di Marco non si debba attendere ancora molto.

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About The Author

Salvatore Malfitano Classe ’94, napoletano, studente di legge e giornalista. Collaboratore per Il Roma dal 2012 e per gianlucadimarzio.com, direttore di nba24.it e tuttobasket.net. Appassionato di calcio quanto di NBA. L'amore per il basket nasce e rimarrà sempre grazie a Paul Pierce. #StocktonToMalone