Lotta al COVID-19, la NBA scende in campo con sensori per tracciare i contatti

L’NBA continua nella propria lotta al COVID-19. Dopo la Bolla di Orlando che, tra la fine della scorsa estate e l’inizio dell’autunno, ha permesso di portare a conclusione la stagione 2019/20, interrotta per l’esplodere della pandemia nel marzo scorso, e il minuzioso protocollo approvato a poche settimane dallo start della stagione in corso, la Lega del Commissioner Adam Silver si prepara ad adottare un’altra iniziativa in merito.

Come spiegato da Baxter Holmes su ESPN, dal prossimo 7 gennaio (ma la sperimentazione è iniziata il 23 dicembre) le 30 franchigie NBA sono state avvisate tramite un memorandum che tutti i giocatori e i membri dello staff dovranno indossare uno speciale dispositivo (Kinexon SafeZone) che, tramite sensori, consentirà di tracciare i contatti di una persona eventualmente risultata positiva al tampone (anche utilizzando le riprese delle videocamere).

Questo dispositivo, continua Holmes, andrà indossato sull’aereo e sul bus della franchigia, durante gli allenamenti ed anche nel tragitto verso l’arena nella quale è in programma il match, e al contrario, dall’arena a casa; i giocatori non dovranno indossarlo durante le partite e negli hotel dove risiedono in vista delle partite stesse.

Il dispositivo non registra la posizione come un GPS, ma si attiva nel caso che chi lo indossa si dovesse avvicinare a meno di 6 piedi (circa 1.83 metri) da un’altra persona dotata dello stesso dispositivo, calcolando anche la durata delle interazioni. Se qualcuno dovesse rifiutare di indossare il Kinexon SafeZone, si prevedono delle multe, anche se è ancora ignoto di quale entità.

Ancora, Holmes sottolinea che ogni franchigia dovrà dedicare almeno due membri dello staff alla gestione del dispositivo; inoltre, i dati registrati saranno condivisi soltanto tra la NBA e la franchigia in questione, non con le altre 29. Infine, i dati raccolti saranno de-identificati e non resi disponibili su base individuale oltre la stagione 2020/21.

L’obiettivo della NBA e degli esperti sanitari di cui si avvale è quello di individuare nel modo più sicuro possibile giocatori e membri dello staff che necessitino di finire in quarantena, poiché risultati positivi o a contatto con persone contagiate. Così David Weiss, senior vice president della NBA: “Il nostro auspicio è che il sistema potrà risultare utile non solo nel caso ci siano positività al COVID-19 ma anche in modo proattivo, nel senso di provare a ridurre al minimo i contatti prima che insorgano casi“.

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About The Author

Gianluca Zippo Nato a Formia il 13/01/1988. Laureato in Giurisprudenza presso la Federico II di Napoli, già collaboratore e redattore per Teladoiolamerica.net e Road2sport.com, il calcio, l’NBA e la F1 sono la mia malattia, ma il mondo dello sport mi affascina a 360°.