Gli Hawks, Budenholzer e il modello Spurs nella NBA

Domenica scorsa si sono affrontate in Georgia alla Philips Arena gli Atlanta Hawks primi a Est e i San Antonio Spurs detentori del titolo. Oltre che una partita di regular season (vinta dagli Spurs 114-95 ma non fatevi ingannare dal risultato di un singolo match), certamente di alto livello, quest’ incontro nascondeva una storia nella storia come spesso accade nel variopinto mondo NBA. Mike Budenholzer , “storico” assistant coach di Gregg Popovich in quel di San Antonio, infatti oggi siede come head coach (capo allenatore) sulla panchina proprio degli Hawks .
Budenholzer fu dal 1996 al 2013 (stagione conclusasi, sportivamente parlando, in maniera  drammatica per gli Spurs con le finals perse contro gli Heat a gara 7) nello staff degli Spurs e quindi di Gregg Popovich. Dopo una carriera giovanile a Pomona College, Mike si trasferì, nella stagione 1993-94, in Danimarca dove giocò la sua unica stagione da professionista nel Vejke Basketball Klub, mentre contemporaneamente allenava 2 squadre della giovanili dello stesso club. Due anni più tardi, nel 1996 arrivò la chiamata dal Texas e fu assunto come coordinatore video, ruolo in cui operò per i primi due anni agli Spurs, salvo poi essere promosso ad assistente allenatore, ed avendo modo di lavorare al fianco di Pop. pop e budenholzerIl binomio Popovich-Budenholzer sarebbe durato poi fino al predetto 2013 quando in estate Mike firmò per gli Atlanta Hawks che gli offrirono il posto in panchina, come detto, da capo allenatore.
Nella stagione passata gli Hawks si sono qualificati per i playoff con l’ottavo posto, poi eliminati al primo turno, causando non pochi problemi agli Indiana Pacers che la spuntarono solo alla settima partita, ma nella stagione in corso gli Hawks sembrano aver completamente cambiato marcia e guidano la Eastern Conference con un record di 55-17 e guadagnandosi il “curioso” appellativo di Spurs dell’est. Già, infatti Mike respirando per 17 anni l’aria di casa San Antonio, oltre a portare a casa 4 titoli NBA, qualcosa deve aver imparato da coach Popovich e indubbiamente il tipo di gioco e mentalità espressi dagli Hawks fino ad ora ricordano quelli degli Spurs che hanno incantato il mondo nelle Finals della passata stagione ma non solo.  E’ facile, infatti, guardando una partita degli Hawks riconoscere il gioco strutturato sui concetti di decisioni veloci e movimento di palla che sono stati il marchio di fabbrica di San Antonio e di Popovich, e a confermarlo sono anche le statistiche, infatti Atlanta è al secondo posto nella classifica assist per partita con 25.4, superando i texani che al momento sono sesti in questa speciale classifica con 24.2, mentre la squadra che primeggia in quest’ ambito sono i Golden State Warriors allenati da Steve Kerr, uno che da casa Pop (oltre che Jackson e D’Antoni) “casualmente” ci è passato, da giocatore dal 1998 al 2001 e poi di nuovo nel 2002-2003.
Tra l’altro nella classifica da poco redatta da 200 esperti di ESPN i migliori 3 allenatori in attività al momento nella lega sono proprio Popovich, Budenholzer e Kerr in quest’ ordine.
Tornando a Budenholzer, è chiaro che il suo lavoro non è quello di copiare pedissequamente Popovich, ma è anche chiaro che dopo 17 anni di esperienza al suo fianco determinati concetti sono stati inglobati dal prodotto di Pomona College. Avere certe idee comunque, anche se vincenti, non è di per se sufficiente, ma è necessario saperle inculcare ai propri giocatori, che a loro volta devono essere all’ altezza di un tale stile di gioco, che nonostante possa sembrare, non è per niente semplice da eseguire. In questo Mike ha avuto la “fortuna” di trovare una squadra già al suo hawksarrivo strutturata in maniera abbastanza simile a quella di San Antonio, con nessun giocatore che pretendesse di fare la stella ponendosi al di spora degli altri, ma un buon gruppo guidato da giocatori di valore come Teague, Millsap e Horford, oltre ad un tiratore da 3 punti pauroso come Kyle Korver da 50% in stagione e validi elementi in uscita dalla panchina come il tedesco Schroder, Bazemore o Antic.
Le analogie tra la squadre della Georgia e quella del Texas sono sicuramente numerose, a cominciare dalle caratteristiche dei giocatori, per quanto con le dovute proporzioni : Millsap e Horford sono una coppia di “lunghi” atipici che certamente aprono il campo, come accade per esempio con Duncan e Diaw, per le scorribande in area, in stile Toni Parker, di Jeff Teague, che a sua volta possono generare tiri dei lunghi oppure da 3 dagli scarichi di un Korver in stile Manu Ginobili, Danny Green o, se preferite, Marco Belinelli, tutto questo condito con la ripresa del concetto caro a Pop di “good to great” (da buono a ottimo) di non accontentarsi di un buon tiro quando con una passaggio in più si può ottenerne uno migliore, che crea un vorticoso movimento di palla in attacco, facendo muovere invano la difesa.
Quella generata da Gregg Popovich e dagli Spurs è una vera e propria scuola di pensiero, una filosofia di lavoro in generale, prima che di basket, che si basa sul, per quanto possibile, cercare di programmare il proprio futuro effettuando scelte precise e oculate, come sulla ricerca di nuovi giocatori, che ad esempio ha visto e riconosciuto 2 stagioni fa’ in Marco Belinelli quel tipo di giocatore adatto al gioco di casa San Antonio.
Così sul modello Spurs è improntato l’evolversi di molte franchigie, tra i più celebri “emulatori” vi è anche il GM degli Oklahoma City Thunder che agli Spurs ha lavorato dal 2000 fino a diventare okcassistant general manager nel 2005, per poi andare a svolgere il ruolo, anche in questo caso, di capo GM agli allora Seattle Supersonics, poi divenuti appunto gli Oklahoma City Thunder che conosciamo oggi con le scelte al draft di Durant, Westbrook e anche di James Harden, ora in maglia Rockets per questioni legate al salary cap e alla vecchia sede, la città di Seattle a cui la presidenza Bennett nel 2013 dovette sborsare 30 milioni di dollari a causa del mancato ritorno di una franchigia NBA.

Dal punto di vista del gioco questi Atlanta Hawks sono fino ad oggi l’emulazione più riuscita, l’unico dubbio che permane sulla franchigia della città della Coca Cola è quello sulle partite che contano, vale a dire i playoff,  ovvero se sarà possibile perpetuare questo tipo di discorso tattico fino ad un’eventuale finale, anche senza avere giocatori del calibro di Duncan, Ginobili e Parker. Intanto gli Hawks sono abbondantemente avviati a vincere la conference, tra un paio di mesi ogni dubbio su di loro (almeno per questa stagione) sarà pressoché risolto.
Indiana Pacers v Atlanta Hawks - Game Three

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About The Author

Lorenzo Labalme Nato a Napoli il 5/3/95. Studente di lettere moderne alla Federico II. Lo sport è parte essenziale della mia vita: lo pratico, lo seguo e da un po' sto provando anche a raccontarlo. Gioco a basket da semi-pro, a calcio per passione: Ball is life.