Il pomeriggio indimenticabile di Lauren Hill, la ragazza malata di cancro che esordisce, segna e vince in NCAA

lauren hill

“Never Give Up”.
È una delle tante frasi americane che hanno fatto fortuna in giro per il mondo.
Breve e concisa. Forte.
Come gli americani, insomma.
“Never Give Up” è non arrendersi, è rialzare la testa, è guardare tutto dall’alto.
Piegarsi, ma mai spezzarsi. Afferrare con le mani il problema è metterselo alle spalle.
“Never Give Up” è ciò che c’è scritto sulle maglie dei genitori di Lauren Hill, increduli nel vedere cosa stia succedendo in campo a pochi metri da loro. Scoppiati di euforia in campo al primo canestro di una partita di Regular Season come tante altre: Hiram-St. Joseph, in campo c’è quella figlia famosa in tutto il mondo, capace di segnare il suo primo canestro in una partita collegiale.

Lauren Hill è nata diciotto anni fa a Greendale, un sobborgo dell’Indiana nella contea di Dearborn.
Il basket è tra le sue prime passioni sin da piccola, il campionato NCAA un sogno che si sarebbe realizzato quest’anno, con la squadra della Mount St. Joseph University, un piccolo College nel cuore dell’Ohio. La casa di LeBron James.
Nella scorsa estate, però, a Lauren è stata diagnosticata una rarissima forma di tumore al cervello, un male per cui ogni cura sembra preistorica e arretrata, tanto da portare i medici a dettarle un ultimatum vitale: arrivare al prossimo Natale sarebbe già un miracolo.

In Italia, in gran parte del resto del mondo, una ragazza con questa storia sarebbe già a letto, ora.
Le istituzioni, le federazioni sportive avrebbero già prenotato corone di fiori per il cordoglio finale.
In America, grazie al cielo, non è così.
E quando la storia di Lauren fa il giro del Paese, gli alti vertici del campionato collegiale americano decidono di regalarle un ultimo sogno.
Il tip-off, la prima gara del campionato, viene anticipato ad inizio novembre per concederle di scendere in campo. E la notizia fa il giro del mondo.

Da noi è già notte quando l’arbitro alza la prima palla a due sul parquet della Xavier University, campo prescelto dagli organizzatori per l’incontro perché più capiente, necessario vista la mole di tifo arrivata dal Paese per sostenere Lauren: 10mila spettatori che sono lì solo per spingerla a canestro.
Lauren è titolare in quintetto, e le servono soli 16 secondi per siglare il suo primo canestro in carriera al College.
Il palazzo scoppia esultante, tutta la squadra accerchia Lauren sul parquet.
Le lacrime dei genitori increduli in prima fila a fare da cornice per un evento sportivo mai visto prima.
I troppi medicinali assunti in questi mesi costringono purtroppo la ragazza in panchina per lunga parte del match; quaranta minuti in cui St.Joseph si aggiudicherà anche l’incontro.
Lei, Lauren, ha segnato il primo canestro e segnerà l’ultimo, quello del definitivo 66-55 per i suoi.
È la sua vittoria, la vittoria dello sport.
È il ricordo più nitido che potrà portarsi dietro nelle prossime e difficili settimane.

 

“È incredibile che la mia vicenda abbia coinvolto emotivamente tante persone. Prima che il mio caso diventasse noto, non molti conoscevano la Dipg (la rara forma di tumore che si sviluppa all’interno della scatola cranica).
Adesso che lo sanno, possiamo cercare di sviluppare la ricerca per trovare una cura.
Io non ci sarò più per beneficiarne, ma si potranno aiutare tanti altri ammalati come me.
Per questo il vostro aiuto non dovrà finire con il termine di questa partita.
Il primo canestro mi ha reso davvero felice, ma il secondo è stato ancora più dolce, perché l’ho fatto con la mano destra quella in cui ho ormai perso forza.
Non voglio che questa partita sia ricordata come la mia ultima in NCAA, ma piuttosto come la mia prima in NCAA”.

Sono già stati raccolti 40mila dollari, donati da personaggi famosi, giocatori, franchigie della vicina NBA.
Perché lo sport serve a gioire, a migliorare, ad esultare.
Ma anche a trattenerne un ricordo, a rendere immortali storie e personaggi che al mondo dovrebbero non mancare mai.
“Never Give Up”, Lauren.

 

 

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About The Author

Gennaro Arpaia Napoletano classe ’91, da sempre malato di NBA. Giurista e pubblicista, crede in un solo Dio: Rasheed Wallace. Tutto il resto è Jordan. Fondatore di NBA24.it.