Kobe Bryant: "La competizione per me è tutto"

“Voglio che il mondo mi guardi dominare quei giocatori che, secondo milioni di fan, stanno raggiungendo il mio livello. Competere con questo spirito è il mio divertimento ed è ciò che mi uccide adesso che non posso partecipare” rivela il ‘Black Mamba’ in riferimento all’infortunio alla spalla che gli farà saltare tutto il resto della stagione. Dettaglio non trascurabile il fatto che tutto ciò arrivi all’indomani di un All Star Game che ha, in parte, riscritto la storia del gioco. Qualcosa che Bryant, proprio in virtù della natura competitiva di cui sopra, non riesce a sopportare.

“Da spettatore posso solo sperare che un giocatore decida di innalzare il proprio livello, allo stesso modo in cui io ho alzato il mio”. Tradotto: un guerriero senza un avversario da affrontare si sente perduto.

E’ però la conclusione il passaggio più significativo: “Forse sono solo della vecchia scuola. Forse la mia linea di pensiero è quella di un vecchio telefono. Forse questa generazione da smartphone gode nel condividere questo gioco di dominazione. Forse a loro piace aspettare il proprio turno. Forse gli piace competere in maniero passivo-aggressiva. Forse io sono quello con il problema, forse è giusto avere più giocatori ‘alfa’, forse sono io il più debole, quello egoista. Ad ogni modo, mi rifiuto di cambiare quello che sono. Un leone deve mangiare. Corri al mio fianco o lontano da me”

Seplicemente Kobe Bryant.

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About The Author

Claudio Pellecchia Napoletano classe ’87, giornalista sportivo e laureato in Giurisprudenza, ammesso che le due cose possano coesistere. Folgorato sulla via di Federico Buffa, intende divulgare il verbo della palla spicchi perché, come disse qualcuno, “lei non mente mai”. Scrive anche di calcio su Rivista Undici.