LA LAVAGNA, lo Screen-The-Screener dei Warriors: c’è sempre un modo per liberare i tiratori

Uno dei gli attacchi più belli: SI. Uno degli attacchi più efficaci: SI. Uno degli attacchi più intelligenti: SI. Non occorre la laurea di Steve Kerr, probabilmente, per sancire quanto abbiamo appena detto. Le armi totali col 30 e con l’11 stampato dietro le jersey non si scoprono ora e di certo non sono facili da fermare. Una cosa, però, è certa: non è facile nemmeno metterle in ritmo sempre, azione dopo azione. Steve Kerr, coach dei Golden State Warriors, è stato un eccellente tiratore prima di Curry e Thompson e sa come gestire la cosa. Un caso che questi Warriors siano in vetta alla Western Conference? No, e di certo sarebbe un’analisi superficiale quella che ci porterebbe a dire che “E’ tutto grazie a Curry”. Troppo limitativa e primordiale come analisi per essere giustificata dai dati. Cosa può giustificare, allora, un inizio di stagione del genere? Lo proviamo a spiegare nella nostra lavagna, proponendovi degli spunti di riflessione sul modo di attaccare lo spazio e soprattutto sull’importanza di muoversi senza palla, caratteristiche che rendono unico colui il quale viene soprannominato “The Golden Boy”.
Il figlio di Dell, infatti, è praticamente perfetto per eseguire quel set che nel playbook dei Warriors si chiama Screen-The-Screener. Una traduzione italiana sarebbe, come spesso accade, poco romantica ma corrisponde al concetto preciso di “bloccare il bloccante”. Andiamo nello specifico a vedere cosa accade con questo particolare set offensivo.

Iniziamo col dire che questa tipologia di schema può iniziare sia in una normale situazione di gioco o in situazione di rimessa dal lato. Per convenienza (grafica) partiremo da una situazione di palla già in gioco. Come potete vedere dalle immagini, abbiamo il numero 1 in posizione di guardia, il 2 in post basso, il 4 sulla sua verticale, mentre sul lato debole abbiamo l’ala piccola e il centro. La prima cosa che accade è un primo blocco che l’ala forte porta all’esterno per fargli prendere vantaggio e, mentre sale in punta, per fargli ricevere comodamente la palla dalla point-guard. Una volta ricevuta palla, la nostra visuale deve dividersi in due: al di sopra della lunetta abbiamo la guardia che passerà palla al pivot in punta e, subito dopo, vi sarà un movimento di smarcamento del 3 per prendere vantaggio sul proprio avversario; al di sotto della linea della carità, invece, succede tutt’altro, con il numero 1 e il numero 4 che si dispongono sulla stessa linea, nei pressi delle tacche grandi dell’area. A questo punto, dopo lo smarcamento, il 3 va a prendersi la palla direttamente dalle mani del centro (hand-off pass) e nel frattempo il numero 1, che da ora chiameremo bloccante, porterà un blocco al numero 4 che uscirà sul lato opposto. Abbiamo, dunque, il 3 in punta con palla, il 2 e il 4 su quello che ora è diventato il lato debole, il numero 1 e il numero 5 sul lato forte. Dopo l’hand-off, il centro corre in direzione del “bloccante” per “bloccare” il suo difensore e per permettere alla point-guard (Curry) o alla guardia (Thompson, nel caso in cui tutto sia iniziato da lui) di uscire dal blocco e sparare da 3 punti. Ed ecco svelata la situazione di bloccare il bloccante, screen-the-screener, con Curry nella parte di bloccante e con lo stesso Curry nella parte di chi deve essere “bloccato” . Naturalmente, l’esito dello schema dipenderà sia dalla qualità dei blocchi – non a caso Bogut, Lee e Speights sono degli ottimi bloccanti – sia dalle scelte difensive: se la difesa sceglierà di passare sopra al blocco, gli esterni chiamati in causa avranno la possibilità o di alzarsi ugualmente e tirare oppure di penetrare e o scaricare o segnare da sotto; se la difesa sceglierà di passare sotto al blocco, la qualità e il tempo di tiro sarà maggiore e migliore.

Non occorre una laurea né per capirlo né per intendere alla perfezione la tattica di coach Kerr ma se ogni cosa è al suo posto e tutto viene eseguito in maniera giusta, come si ferma questo giochino se dalla parte opposta abbiamo 2 dei migliori tiratori della Lega? Coach Don Haskins della storica università di El Paso, Texas, predicava da sempre una pallacanestro essenziale, fatta di cose semplici e senza alcun tipo di esagerazione o rivoluzione tattica. Ecco, coach Kerr predica la medesima cosa e ha l’interprete migliore per farlo. What Else?

 

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About The Author

Alessandro Pagano Giornalista Pubblicista e studente di Scienze e Tecnologie della Comunicazione. Scafati e il basket i suoi primi e unici grandi amori. Cresciuto sotto il segno dell’avvocato Buffa e Flavio Tranquillo. Si va a dormire con pantaloncini e calzettine da gioco “because you never know if a game breaks out”! Fondatore di NBA24.it