Lakers, Walton: "Abbiamo convinto LeBron a fermarsi. Lui avrebbe voluto continuare a giocare"

Ad eliminazione dai Playoff già matematicamente acquisita, i Los Angeles Lakers, per quel che possa contare, pare abbiano cambiato marcia nelle ultime partite, infilando un record di 4-1 nelle ultime 5 uscite. Ultima in ordine di tempo la vittoria esterna allo Smoothie King Center per 130-102 contro quei New Orleans Pelicans che tanto hanno fatto penare la franchigia di Magic Johnson nell’affaire Anthony Davis.

Com’è noto, i Lakers hanno annunciato che LeBron James non scenderà più in campo fino a fine stagione, chiudendo quindi per la prima volta in carriera l’annata nel mese di Marzo. Nell’immediato pre partita dello Smoothie King Center, coach Luke Walton ha spiegato che la decisione è stata presa di concerto con lo staff medico dei Lakers, andando contro quella che era la volontà del giocatore, ovvero di continuare a giocare.

Lui voleva continuare a giocare, ma insieme allo staff medico gli abbiamo detto che non ne valeva più la pena e che l’obiettivo prioritario è che lui passi un’estate in salute. Ragion per cui in queste ultime partite scenderemo in campo senza di lui” – ha commentato Walton – “Perché non l’abbiamo deciso prima? Perché, sebbene fossimo già fuori dai Playoff, LeBron è uno che vuole comunque scendere in campo al fianco dei compagni e competere. Ma con il passare del tempo è stato più semplice proporgli uno stop e convincerlo a fermarsi“.

Walton ha anche aggiunto che LeBron, una volta tornato dall’infortunio all’inguine che l’ha fermato dopo la vittoria su Golden State nel Christmas Day, si è sempre sottoposto a trattamenti nella zona infortunata almeno due o tre volte al giorno, e che sfrutterà quest’ultima fase di regular season per andare in sala pesi e prendersi cura come sempre del suo corpo.

 

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About The Author

Gianluca Zippo Nato a Formia il 13/01/1988. Laureato in Giurisprudenza presso la Federico II di Napoli, già collaboratore e redattore per Teladoiolamerica.net e Road2sport.com, il calcio, l’NBA e la F1 sono la mia malattia, ma il mondo dello sport mi affascina a 360°.