Le parole di Gek Galanda: la beneficenza, il campo e la storia

Sarebbe troppo lungo il suo palmares da scrivere, anche perchè vi direbbe poco dell’uomo che è. I meriti sportivi per un attimo vanno messi da parte, perchè vogliamo soffermarci su ciò che può fare un campione fuori dal campo. Nella trasmissione radiofonica GAME SIX, diretta da Simone Timpone in collaborazione con due nostri redattori (Alessandro Pagano e Fabio Bartolini), in onda tutti i martedì sulle frequenze di Naffintusi dallo studio dei locali di The GOAT in Via dei Sabelli, 18, Roma, abbiamo avuto l’onore di approfondire un argomento molto speciale con un campione davvero speciale. Abbiamo avuto in collegamento telefonico un grande del nostro basket, ovvero sia Giacomo “Gek”Galanda. Il motivo per cui abbiamo deciso di invitare Galanda in collegamento telefonico è sì il prestigio da giocatore ma soprattutto per il momento, per la sua iniziativa del Gek Galanda Group, un’associazione di beneficenza che ha come obiettivo quello di organizzare eventi per raccogliere più fondi possibili ed aiutare le persone che sono meno pronte soprattutto dal punto di vista finanziario a combattere dei problemi di salute piuttosto gravi, con particolare riguardo a quelle patologie che sorgono in età adolescenziale. Ci spiega subito come nasce questa idea:

Si, questo è uno degli scopi. In realtà c’è un gruppo di persone fantastiche ad Agliana, vicino Pistoia, che da quando sono arrivato qui hanno cominciato a diventare miei fan sfegatati e una volta smesso hanno deciso di fare un gruppo per ricordarmi, per rendermi un po’ di onore alla mia carriera e in questa veste l’idea è quella di spendere la mia immagine per organizzare delle serate, degli eventi, dei ritrovi per delle piccole raccolte fondi che poi vadano ad aiutare di volta in volta delle situazioni che conosciamo bene come quella di questa sera, dove appunto presentiamo questo gruppo. Io ovviamente ho partecipato alla creazione, perchè mi hanno chiesto comunque consigli, cosa fare, come fare il logo, l’abbigliamento, perchè si sono organizzati veramente bene ed io mi sono limitato ad aiutarli. L’organizzazione è esclusivamente loro ed è giusto quindi dare merito a questi ragazzi che si sono impegnati. Noi tutti ci impegniamo per aiutare Lorenzo, un ragazzino che purtroppo ha una brutta malattia ed è curato al Mayer ed è un po’ in difficoltà economiche. Il ragazzino è di Terni, deve fare avanti e indietro da casa e quindi non è una situazione facile. Siamo venuti a conoscenza per amicizie di questo caso e abbiamo voluto intervenire fin da subito. Il ragazzino sarà presente stasera e cercheremo di darli una mano. L’idea è quella di mirare gli interventi a delle situazioni tangibili, dove possiamo veramente aiutare le famiglie o le problematiche direttamente.

Sicuramente uno scopo lodevole. Poi leggevo nei vari articoli che ci sono 9 soci fondatori, giusto? Si può comunque diventare soci, non è un gruppo chiuso, dico bene?

Si, sono questi ragazzi che si sono prodigati per organizzare tutto il lavoro e alla fine sono riusciti a lanciare il gruppo. Assolutamente si, si può diventare soci dell’associazione, ci si può tesserare e ci sono dei moduli da compilare. Tecnicamente non so spiegarvi di preciso come funzionerà la cosa ma sicuramente si può diventare soci.

Noi nella pagina Facebook (GAME SIX: https://www.facebook.com/pages/GAME-SIX/1425814730979841?ref=ts&fref=ts) metteremo i riferimenti per poter dare indicazioni e informazioni per chi fosse interessato ad associarsi. Passo la parola agli esperti di campo, Fabio ed Alessandro. La mia prima domanda riguarda sempre l’associazione e in particolare riguardo Manuel, il ragazzino che, purtroppo, è stato colpito da un brutto male che, però, nei diversi mesi ha combattuto e che tutta la città di Pistoia ha sostenuto fino alla fine. Ecco, le volevo chiedere quanto ha influenzato nella creazione di questa associazione e come l’ha cambiata dal punto di vista umano.

Manuel è un discorso un po’ a parte. Manuel è un ragazzino fantastico di 4 anni, che purtroppo da 2 anni sta combattendo contro questo tumore al cervello che gli è stato diagnosticato e che gli ha complicato parecchio la vita. La difficoltà ad affrontare queste situazioni è grande. Lui è un grandissimo tifoso del Pistoia Basket e ha visto come giocatore simbolo e si era appassionato a me. Finchè, nel momento di più grande difficoltà, è stato chiesto il mio intervento e mi sono precipitato subito per dargli una mano, per cercare di stimolare ogni possibile forza che avesse in corpo per per reagire alle problematiche che la malattia aveva portato. Personalmente, parlane è piuttosto toccante perchè comunque ho fatto veramente poco però allo stesso tempo per lui è stato tanto. E’ riuscito a dire le prime parole, è riuscito a reagire e questo mi ha fatto capire che abbiamo un potenziale che dobbiamo saper usare in ogni situazione. Questo è uno dei tanti stimoli che durante la mia carriera mi ha spinto ad aiutare gli altri. E’ uno stimolo per andare in questa direzione, così come con questa nuova associazione che mira a questo tipo di iniziative proprio perchè un piccolo nostro gesto può dare davvero una grande mano soprattutto dal punto di vista umorale, psicologico a chi soffre. Ho toccato questa sensazione con Manuel e il giorno in cui l’ho riportato al palazzetto, quando ha ricevuto l’abbraccio di tutti, è stato davvero emozionante. Ero più nervoso e teso io di lui. Non è rimasta solo a Pistoia la cosa ma tutta Italia poi ha avuto solidarietà perchè hanno capito quanto quel ragazzino amasse il basket. Dimostrazione di affetto e passione del nostro sport incredibile, un esempio fantastico.

Ammettiamo che anche noi ci siamo commossi nel vedere quelle immagini. Se possibile, vorremmo cambiare argomento e le volevo chiedere riguardo lo scudetto del ’99 a Varese, vinto senza praticamente americani in campo, con l maggior parte di italiani. Adesso questa tendenza sembra completamente invertita: il settore giovanile degli italiani non è più incentivato come una volta. Secondo lei come si dovrebbe cambiare, come si può tornare a quello straordinario numeri di italiani che un tempo popolavano il nostro campionato.

All’interno di questa domanda ce ne sarebbero altre mille perchè il discorso è abbastanza complesso. Porterò l’esempio che hai citato tu, ovvero sia una squadra fatta da ragazzi, ragazzini, senza americani, con un giocatore come Veljko Mrsic di grandissimo talento, con un talento ancora inespresso come Daniel Santiago, che erano i 2/3 stranieri e il resto erano solo ragazzi con tanta voglia di giocare, un grande esperto allenatore (Carlo Recalcati, ndr) e una società alle spalle che comunque c’ha dato la possibilità di giocare a pallacanestro. In realtà la pallacanestro è bella proprio perchè ti dà la possibilità di usare la tecnica, la tattica, il fisico e cioè tante componenti che prese singolarmente non ti consentono di vincere. E’ tutto un combinarsi di ingredienti, quindi la soluzione vera non c’è. Bisogna puntare a non esagerare solo su una determinata parte. Secondo il mio modo di vedere le cose, in questo momento si sta puntando troppo sulla fisicità, sull’individualità del gioco e questo priva di molti altri aspetti spettacolari la pallacanestro. Ciò nega la possibilità di emergere ai nostri giovani, che non sono pronti già dal settore giovanile a confrontarsi con gli americani di 3/4 anni più vecchi con un atletismo superiore. Quindi qualcosa che va cambiato sicuramente, probabilmente anche nelle regole, ma soprattutto nella MENTALITA’, ovvero nell’investire nei nostri giovani, programmando dei lavori a lungo termine in modo che ci sia il tempo anche per sbagliare, per farli crescere. Devono seguire un loro iter senza pensare al risultato immediato. Una grande squadra si costruisce soltanto col tempo, ora si ha troppa fretta e troppa poca stabilità, costanza nel portare avanti i programmi che le società si prefiggono. Parlavo di mentalità, oltre le regole, perchè ci sono dei campionati, anche di spicco, in cui si gioca con pochi o senza stranieri, dove si fa appunto crescere il prodotto nazionale in maniera eccelsa e che stanno facendo una bellissima figura in agli occhi di tutti, soprattutto in Europa, cosa che noi non stiamo facendo. Questo è il termometro del fatto che stiamo un po’ sbagliando la direzione nella quale stiamo andando. Ci mancano giocatori che identifichino la nostra scuola di basket, la nostra tipologia. In questo momento ci affidiamo troppo al mercato estero e questo è un problema perchè non ci dà la possibilità di ricostruire e far vivere la nostra scuola, che è sempre stata vincente. Non capisco perchè sinceramente si debba puntare ad altro. Il limitare a me non piace, perchè comunque significherebbe dire mettere delle barriere che non sono produttive per nessuno. Bisogna, però, pensare a degli obiettivi che non si possono raggiungere nel breve ma che sicuramente danno dei risultati migliori nel tempo.

L’ultima domanda gliela volevo fare su un personaggio che era tra quei ragazzi di Varese ai quali faceva riferimento prima e cioè GIANMARCO POZZECCO. Ad inizio stagione ha scelto di andare a Varese, ha cominciato la carriera a Capo d’Orlando, un fantastico clima intorno alla sua immagine per una Varese che puntava ai playoff ma alla fine non ce l’ha fatta. Come ha vista la sua esperienza da allenatore?

Io ho spesso delle opinioni in controtendenza però cerco di spiegare il perchè. Non si può celebrare qualcuno all’inizio come fenomeno e poi si può massacrarlo non appena non riesce a raggiungere quello che si era prefisso. A mio modo di vedere, Gianmarco può essere un bravissimo allenatore. Sicuramente non è un allenatore che può permettersi di fare ciò che ha fatto ad inizio campionato perchè non ha fatto l’allenatore, ha pensato ad esaltare la piazza ma non ha pensato a far crescere la squadra, cosa che gli ho visto fare nelle sue precedenti uscite a Capo d’Orlando. Quindi io sono sicuro che lui abbia del materiale per diventare un buon allenatore, perchè ne capisce molto di pallacanestro, ha un grandissimo carisma, d’altro canto è andata male a Varese ma quanti allenatori hanno sbagliato e poi hanno intrapreso nuove avventure migliori?! Per cui adesso ha avuto uno stop ma questo non significa che lui si debba abbattere. L’unico rimprovero che gli posso fare è che quei proclami non andavano bene nè all’inizio nè alla fine. Io credo che lui debba rimboccarsi le maniche e pensare di imparare, perchè fare l’allenatore è diverso da fare il giocatore. Lui ha un gran carisma ma deve saperlo utilizzare, perchè in primis l’allenatore è un EDUCATORE e deve saper far crescere la squadra. La cosa in cui lui ha sbagliato è che dopo un po’ ha perso il feeling con la squadra e la squadra di conseguenza non lo seguiva più. Io l’ho visto allenare a Capo d’Orlando e ho visto la squadra che giocava una pallacanestro spumeggiante, molto bene, con entusiasmo e aveva delle caratteristiche ben definite. Quindi non vedo perchè non possa ripetere questa esperienza. Si è bruciato la chance Varese per il momento però per quanto Varese per me, per lui e per altri ragazzi possa essere un posto speciale, non esiste solo quello. Magari provare a ricominciare altrove dove pensare solo a migliorarsi ancora. IL CAMPIONE VERO NON E’ MAI ARRIVATO, DEVE SEMPRE RIMETTERSI IN GIOCO E PENSARE DI MIGLIORARSI. 

Abbiamo parlato di Pozzecco ma per un attimo vogliamo andare agli antipodi. Vogliamo parlare di un suo collega in nazionale che a 40 anni non si può dare ancora per bollito, non si sa ancora dove può arrivare, forse a 50 anni. Parliamo, ovviamente, di Gianluca Basile che ha concluso la partita di domenica col 100% dal campo, giocando 36′ su 40, dando lezioni a chi ha 20 anni meno di lui. Quanto e cosa ancora ci può dare il Baso secondo lei?

Può offrir sicuramente classe, esperienza. Purtroppo, e lo vedo anche su di me, il fisico piano piano ti abbandona e quindi non sei più brillante però se ancora vedi come Gianluca Basile esce dai blocchi, è unico nel suo genere. Forse Kaukenas ma pochi altri vecchieti sono ancora in grado di fare certi movimenti e riprodurre certa tecnica in campo. Vedo un giocatore che è un Giocatore, ha delle capacità anche costruite, con le quali si lavora poco e che adesso vengono accantonate. Il Baso, invece, così come Matteo (Soragna) e Nicevic, tutti i vecchietti che ci sono lì a Capo d’Orlando, stanno facendo bene perchè comunque sfruttano il loro talento che è dato dalla tecnica e non solo dalla mano buona, dalle loro capacità. Sono dei giocatori che ancora dimostrano il loro valore i campo. A livello fisico pagano qualcosa ma a livello tecnico sono nettamente superiori. 

Non possiamo far altro che ringraziare il gentilissimo Gek Galanda, uomo esemplare e persona disponibile, e augurargli il meglio con la sua nuova associazione di beneficenza Gek Galanda Group.

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About The Author

Alessandro Pagano Giornalista Pubblicista e studente di Scienze e Tecnologie della Comunicazione. Scafati e il basket i suoi primi e unici grandi amori. Cresciuto sotto il segno dell’avvocato Buffa e Flavio Tranquillo. Si va a dormire con pantaloncini e calzettine da gioco “because you never know if a game breaks out”! Fondatore di NBA24.it