L'ultima di Kobe, l'impatto di Towns, gli Spurs pronti allo sgambetto ai Warriors: l'NBA secondo Davide Pessina

“Una notte speciale, uno dei più grandi che smette a modo suo”. Davide Pessina ha ancora la voce un po’ assonnata e non potrebbe essere altrimenti. Anche lui, come tanti di noi, è reduce da una notte in bianco ma ben spesa, passata ad ammirare (e, nel suo caso, commentare insieme a Flavio Tranquillo) l’ultima gara della carriera di Kobe Bryant. Poche ore di riposo sulle spalle ma tanta emozione, con la voglia di raccontare e condividere l’ultimo atto di una stagione da ricordare per molti aspetti.

Inevitabile non partire da Kobe e dalla sua partita contro i Jazz. Da spettatore e appassionato, più che da esperto del Gioco, quali sono state le tue sensazioni?

“Una grandissima emozione, con la meravigliosa cornice dello Staples Center e delle star a bordo campo a rendere tutto ancora più magico. Poi, certo, lui ha giocato in un modo incredibile. Kobe lo sapeva già, probabilmente, noi lo potevamo solo sperare: 50 tiri, 60 punti. Ha chiuso da Black Mamba”.

Ora che si è ritirato i Lakers avranno molto più spazio salariale a diposizione. Eppure, in telecronaca, tu e Flavio vi siete dimostrati scettici sulle possibilità di una ricostruzione angelena in tempi brevi. Come mai?

“Perché i Lakers hanno fretta. E questa è una lega complicata, dove se hai fretta e sbagli poi fai molta fatica. Basta vedere quello che è accaduto con Dwight Howard. A mio parere la loro prima necessità è provare a pescare bene al prossimo Draft e ricostruire su uno zoccolo di giocatori giovani e promettenti. Il margine per muoversi anche nella free agency c’è, però, le stelle che spostano gli equilibri hanno bisogno di essere convinti da un progetto. Si potrebbe provare a puntare Westbrook, che è nato lì ed è un ex UCLA, ma bisognerebbe aspettare il 2017. Mentre, nell’immediato, l’idea Durant è subordinata sempre alla condizione di prima: Los Angeles è ancora una meta gradita a molti ma a livello di prospettive, al momento, i Lakers sono carenti”.

I 60 punti di Bryant sono riusciti nell’impresa di oscurare il 73-9 realizzato contestualmente dai Warriors. Credi che le energie fisiche e mentali spese per raggiungere questo record possano pregiudicare la loro corsa nei playoff?

“Certamente ci sono squadre che arrivano più fresche e che hanno riposato di più in questo finale di stagione, mentre Golden State ha speso tantissimo sotto tutti i punti di vista. Ma non potevano fare altrimenti: una volta che sei in corsa per fare un record del genere ci provi fino in fondo, perché un’occasione del genere non ti capita più. E, paradossalmente, se non ci fossero riusciti il contraccolpo psicologico, alla lunga, sarebbe potuto risultare pericoloso. Al di là d questo, comunque, confermarsi campioni non sarà semplice”.

Restiamo a Ovest, quindi. Figli della Baia ancora favoriti o ti aspetti qualche sorpresa?

“Ci sono almeno quattro squadre molto competitive e che possono puntare alle Finals. Ovvio che tutti ci aspettiamo una finale di Conference tra Golden State e San Antonio e, in quel caso, la mia sensazione è che assisteremo a una serie durissima. Con gli Spurs che hanno buone possibilità di farcela: sono riusciti ad inserire perfettamente nel loro sistema uno come LaMarcus Aldridge, Kawhi Leonard continua ad impressionare ad ogni partita che gioca, possono contare sull’esperienza di Duncan, Parker e Ginobili e hanno a disposizione il migliore staff tecnico della lega. Un loro successo non mi stupirebbe. Poi occhio ai Clippers che, di colpo, possono diventare una squadra in grado di giocarsela contro chiunque: anche contro i Warriors in un eventuale secondo turno”.

Passando, invece, all’Est non trovi che il livello di competitività generale sia aumentato? Cleveland è ancora la candidata più probabile alle Finals?

“Vedo un primo turno molto equilibrato, non c’è una serie chiaramente sbilanciata a favore di una squadra. I Cavs sono ancora i più accreditati, non foss’altro che l’avere a disposizione LeBron James è già un vantaggio di suo: ma, oltre a questo, hanno l’esperienza e rotazioni più ampie e quindi partono avanti a tutti. Attenzione, poi, ai Raptors: dopo la delusione dell’eliminazione contro Washington l’anno scorso avranno tanta voglia di far bene e di dare continuità alla splendida regular season disputata. Un’altra serie da guardare con attenzione, poi, è quella tra Atlanta e Boston: gli Hawks, dopo un inizio un po’ così, hanno trovato un grande equilibrio difensivo nell’ultimo mese e mezzo, mentre i Celtics hanno tutto per far bene”.

Parlando di singoli, al di là dei soliti noti, qual è il giocatore che più ti ha colpito quest’anno?

“Direi Karl-Anthony Towns. Si sapeva che i mezzi tecnici e fisici erano importanti, ma non mi aspettavo che avesse fin da subito un così grande impatto. Uno così pronto già al primo anno faccio fatica a ricordarlo. Poi un plauso lo merita anche il duo Lowry-DeRozan: se Toronto ha trovato una buona continuità è grazie a loro”.

E gli italiani? Che stagione è stata la loro?

“Non buona, purtroppo. Bargnani ha scelto, sbagliando, di giocarsela ai Nets, in una situazione che lui già sapeva non essere semplice. Belinelli, come ha più volte dichiarato, ha privilegiato il lato economico restando suo malgrado coinvolto nella confusione che regna sovrana ai Kings, con i continui screzi tra staff, dirigenza e giocatori. Gallinari, invece, ha pagato ancora una volta i problemi fisici. Ed è un vero peccato perché mai come in questa stagione stava giocando davvero alla grande. L’importante, comunque, è ritrovarli tutti e tre in forma in vista del pre-olimpico.

A proposito di Danilo. Credi che in futuro possa ambire in un ruolo importante in una contender?

“Lui ha sempre detto di trovarsi bene a Denver e che vorrebbe provare a vincere lì. Ma credo che, tra qualche tempo, gli verrà la voglia di confrontarsi con una realtà più competitiva e con ambizioni diverse. E se manterrà il livello visto in questa stagione non faticherà a ritagliarsi il proprio spazio”.

Impossibile non chiudere con una previsione? Repeat dei Warriors o il titolo finirà altrove?

“La logica vuole Golden State favorita. Tuttavia, come ho detto prima, secondo me gli Spurs un modo per batterli lo trovano. Ma è solo una sensazione e sicuramente sbaglierò: anzi, vi conviene andare a giocarvi il contrario” (ride, ndr).

 

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About The Author

Claudio Pellecchia Napoletano classe ’87, giornalista sportivo e laureato in Giurisprudenza, ammesso che le due cose possano coesistere. Folgorato sulla via di Federico Buffa, intende divulgare il verbo della palla spicchi perché, come disse qualcuno, “lei non mente mai”. Scrive anche di calcio su Rivista Undici.