Il mondo NBA contro Trump: "La democrazia prevarrà sempre"

Gli avvenimenti del 6 gennaio a Capitol Hill, sede del Congresso americano, hanno fatto il giro del mondo. Centinaia di sostenitori di Trump si sono riversati all’interno del Campidoglio, arrivando sin dentro le aule di Camera dei Rappresentanti e del Senato, dove si stava ratificando la vittoria di Joe Biden alle Presidenziali 2020.

Le scene di violenza da parte dei sostenitori di Trump, entrati al Congresso con le armi, hanno tenuto con il fiato sospeso per qualche ora il mondo. La NBA ha subito voluto prendere le distanze, a partire da coach Doc Rivers: “Quello che abbiamo visto è disturbante e triste, ma non è un attacco alla democrazia. La democrazia prevarrà sempre. Quest’estate, quando ci sono state le proteste, si vedevano la polizia, la guardia nazionale e l’esercito. Ora non c’è niente di tutto questo. Riuscite a immaginare cosa sarebbe successo se fossero state delle persone di colore ad assaltare il Capitol Hill? Nessun cane della polizia rivolto contro le persone, nessun manganello che colpisce la gente”.

Diversi allenatori si sono uniti alle parole di Rivers, come Scott Brooks: “Dovremmo essere meglio di così. Washington è un posto speciale e spero che tutti i nostri siano al sicuro”. Coach Bickerstaff si unisce al dissenso dei suoi colleghi tramite i social.

Subito dopo gli avvenimenti, i Milwaukee Bucks, autori de boicottaggio di gara 5 degli scorsi playoff contro i Magic, hanno giocato il loro primo possesso con i Pistons inginocchiandosi insieme agli avversari, gesto seguito anche dai rispettivi staff tecnici e componenti delle panchine per manifestare la propria distanza da quanto successe poche ore prima.

 

Durante la notte, in tutte la partite si sono visti gesti per marcare la distanza da questi avvenimenti, in particolare prima della partita Miami Heat-Boston Celtics. Le due squadre si sono riunite all’interno di un unico spogliatoio, dal quale è uscita una dichiarazione univoca: “Il 2021 è un nuovo anno, ma alcune cose non sono cambiate. Abbiamo deciso di giocare per cercare di portare gioia nella vita delle persone. Ma non dobbiamo dimenticare le ingiustizie nella nostra società. Continueremo a far sentire la nostra voce per rendere noti questi fatti, e lavoreremo per portare equità nel nostro paese”.

Non si è fatto ovviamente attendere il commento del numero #23 dei Los Angeles Lakers, LeBron James: “Lo capite ora? Io conosco la risposta, voi ancora no perché, qualunque cosa accada, ancora non sarete giudicati, guardati come pazzi, incatenati, picchiati, impiccati, colpiti a morte a causa del colore della vostra pelle! Viviamo in due Americhe ed è stato chiaro al massimo in diretta ieri, nella capitale del nostro Paese al Congresso!”.

Subito dopo la partita Warriors-Clippers, si è fatto sentire Draymond Green, dei Golden State Warriors: “Quanto successo a Kenosha – non condannando i poliziotti del caso Jacob Blake – e a Capitol Hill è uno schiaffo in faccia ad ogni persona di colore. Queste persone non sono manifestanti. Questo è un attacco terroristico. È irrispettoso e vergognoso definirli manifestanti”.

Quanto è successo ha evidenziato un comportamento di lassismo da parte delle forze di polizia contro i sostenitori di Trump, rispetto a quanto visto la scorsa estate durante le manifestazioni del movimento Black Lives Matter e ha provocato indignazione in molti giocatori NBA. Primo fra tutti, l’11 volte campione NBA con la maglia dei Boston Celtics: Bill Russell.

Non si è mostrata indifferente la leggenda dei Miami Heat, Dwayne Wade.

 

Una questione che certamente non si placherà tanto presto, almeno fin quando in carica ci sarà l’attuale presidente, Donald Trump.

Commenta
(Visited 34 times, 1 visits today)

About The Author

Andrea Filloramo Classe 2001, studente di Giurisprudenza ed appassionato di sport a 360º, sperando che scrivere di sport diventi un lavoro. Cresciuto con Buffa e Tranquillo.