Morte Kobe Bryant, pubblicati gli esiti delle autopsie

A poco meno di quattro mesi dalla tragica mattinata di Calabasas, Los Angeles, con lo schianto dell’elicottero che portò via le vite di Kobe Bryant, della figlia Gianna e di altre sette persone, ecco venir fuori gli esiti delle autopsie effettuate sui corpi delle vittime.

Secondo le conclusioni dei medici legali della Contea di Los Angeles, i nove passeggeri dell’elicottero sarebbero morti quasi con certezza sul colpo, e le fiamme ne avrebbero avvolto i corpi soltanto in un secondo momento, rendendone molto ardua l’identificazione, al punto che Kobe venne riconosciuto soltanto tramite le impronte digitali.

Altro elemento importante emerso è l’assenza di tracce di alcolici o sostanze stupefacenti nel corpo del pilota, Ara Zobayan. Stando alle indagini, che al momento escludono problemi tecnici sull’elicottero (modello Sikorsky S-76), pur attendendo il responso finale del National Transportation Safety Board, Zobayan era quasi riuscito a superare il fitto banco di nebbia nel quale si erano imbattuti, prima di perdere definitivamente il controllo del velivolo con una brusca manovra verso sinistra e schiantarsi sul terreno ad alta velocità (circa 300 km/h come velocità di crociera e 1.200 metri al minuto come velocità di discesa).

L’elicottero non era provvisto del dispositivo TAWS (terrain awareness and warning system), che avvisa quando il terreno è pericolosamente vicino al velivolo. Al riguardo c’è una divergenza tra il National Transportation Safety Board e la Federal Aviation Administration: i primi obbligano a montare il TAWS su tutti gli elicotteri; i secondi, invece, solo su quelli adibiti ad ambulanze. Sulla scia della tragedia, i senatori della California hanno chiesto alla FAA di obbligare a montare il dispositivo su tutti i tipi di elicotteri.

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About The Author

Gianluca Zippo Nato a Formia il 13/01/1988. Laureato in Giurisprudenza presso la Federico II di Napoli, già collaboratore e redattore per Teladoiolamerica.net e Road2sport.com, il calcio, l’NBA e la F1 sono la mia malattia, ma il mondo dello sport mi affascina a 360°.