NBA Christmas Day 2020: Warriors spazzati via dai Bucks. Ok gli Heat con i Pelicans

Dopo un giorno di pausa torna in campo la NBA, e lo fa in grande stile, con l’atteso Christmas Day 2020. Il programma si è aperto all’American Airlines Arena di Miami, con gli Heat che hanno sconfitto per 98-111 i New Orleans Pelicans. Avvio di marca ospite, che vanno sul +8 a metà prima frazione (17-9 a 6’05” dalla prima pausa); i padroni di casa cominciano a carburare e, dopo il sorpasso firmato Duncan Robinson (21-23 con 1’39” da giocare, 12 punti nel periodo per il #55), chiudono i primi 12′ sul 26-29. Da segnalare il 7/12 da oltre l’arco per i ragazzi di coach Spoelstra.

La partita cambia nella prima metà di secondo quarto, con Miami che, sospinta in particolare da Dragic ed Adebayo, infligge una spallata paurosa agli avversari, che patiscono un break di 6-23, precipitando a -20 con 6’54” da giocare nel secondo quarto (32-52). Una tripla di Meyers Leonard regala il massimo vantaggio ai vicecampioni (+23, 38-61 a 4’28” da fine primo tempo), prima di un parziale recupero ospite (12 per Williamson), con la seconda frazione che finisce sul 53-66 Heat.

Gli Heat perdono Butler all’intervallo (fin lì 4+6 reb e 5 ast in 16′), causa riacutizzarsi di un problema ad una caviglia; ciononostante riescono sempre a tenere a bada i Pelicans, con l’apporto del solito Adebayo, di Dragic e di un buon Precious Achiuwa. Per quanto riguarda la squadra di coach Van Gundy, a suonare la carica sono Ingram e Zion (rispettivamente 12 e 8 punti nel periodo), ma il recupero è solo parziale (79-88 al 36′).

In avvio di quarto conclusivo, NOLA accorcia fino al -6 con due bombe di Hart e Redick (85-91 a 7’43” dal termine); la risposta di Miami è immediata, e porta ad un parziale di 2-11 e ad un nuovo +15 (87-102 e 4’14” sul cronometro). Il sipario cala poco dopo, con il gioco da tre punti di Bradley per il +19 (88-107 a 2’48” dalla sirena finale). Il match finisce sul 98-111 per Miami, dove spiccano Robinson (23+5 reb), Dragic (18+9 ast e 4 stl) ed Adebayo (17); a New Orleans non sono sufficienti Williamson (32+14 reb) ed Ingram (28).

A seguire, al Fiserv Forum di Milwaukee i Bucks hanno ospitato i Golden State Warriors. I primi minuti passano in equilibrio, con un Wiseman protagonista di un buon impatto (suoi 7 dei primi 11 punti degli ospiti); per i Bucks partono bene DiVincenzo (due triple) e soprattutto Middleton (10 nel periodo), ma è nel finale di quarto che arriva il primo allungo, con il +8 al 12′ (25-33).

Ancora cinque punti di DiVincenzo in avvio di secondo quarto, per il +13 Milwaukee (25-38 dopo 41″); Golden State prova a restare in partita, con Curry che firma la tripla del -5 (40-45 e 4’39” da giocare). Ma i padroni di casa (10 per Middleton e 8 per Lopez nel periodo) provano a prendere il largo, non fosse per una bomba di Steph quasi sulla sirena, per il 56-66 con cui le due squadre tornano negli spogliatoi. Da segnalare il 5/23 da tre degli ospiti nel primo tempo.

La partita finisce nel terzo quarto, con un parziale di 20-34 per Milwaukee. Guidati dal duo Middleton-Giannis (rispettivamente 10 e 9 nel periodo), la squadra di coach Budenholzer tocca il +20 a 3’56” dall’ultima pausa, chiudendo il quarto sul +24 (76-100). La forbice si allarga ancora in avvio di quarto periodo, fino ad un massimo di +43 (95-138 e 2’19” sul cronometro).

Alla fine il tabellone recita 99-138 per i Bucks, nei quali spicca Middleton (31+5 ast), supportato da un Giannis Antetokounmpo in controllo (15+13 reb). Poco da dire su Golden State: sconfitta pesantissima, -65 in due partite, percentuali imbarazzanti (34.3% da due (34/99) e 22.2% da tre (10/45) e una sensazione di inadeguatezza dilagante. Si salvano (parzialmente) Curry (19+6 assist ma 2/10 da tre) e Wiseman (18+8 reb). A proposito del #30, da stasera è il secondo miglior marcatore della storia della franchigia.

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About The Author

Gianluca Zippo Nato a Formia il 13/01/1988. Laureato in Giurisprudenza presso la Federico II di Napoli, già collaboratore e redattore per Teladoiolamerica.net e Road2sport.com, il calcio, l’NBA e la F1 sono la mia malattia, ma il mondo dello sport mi affascina a 360°.