Uno storico Doncic stende i Clippers. Mitchell lancia i Jazz. Raptors e Celtics chiudono le pratiche Nets e Sixers

Serata di quelle difficili da dimenticare quella appena trascorsa, che ha già emesso le prime sentenze di questi Playoff 2020 ma, soprattutto, ha messo in vetrina delle prestazioni spettacolari a dir poco. Cominciamo da quella che, con relativa tranquillità, può esser definita come una delle più belle partite di Playoff degli ultimi anni, ovvero Gara4 tra Dallas Mavericks e Los Angeles Clippers. Sotto 1-2 nella serie, la squadra di Rick Carlisle era chiamata all’impresa per non veder scappar via definitivamente gli avversari; e impresa è stata, con la firma a caratteri cubitali di un Luka Doncic per il quale sono già finiti tutti gli aggettivi.

Una partita nella quale il primo tempo è di marca californiana, con i Clippers che arrivano anche sul +21 (52-31 a 8’12” dalla pausa lunga); nel terzo quarto, però, un break di 16-0 dei texani vale il sorpasso (73-81 a 4’01” dall’ultima pausa). Negli ultimi 12′ si entra sull’85-93 Mavs, che toccano anche il +11 (99-110 a 6’32” dalla fine), subendo poi il ritorno degli avversari, per il 121-121 con il quale si va all’overtime, nel quale assistiamo ad un botta e risposta continuo. Ad 1’04” dal termine, il 2+1 di Lou Williams vale il 130-128 Clippers, al quale risponde Doncic con due canestri di classe (130-132 con 19″ da giocare); una bomba dall’angolo di Morris rimette avanti i ragazzi di coach Rivers (133-132 e 9″ sul cronometro). L’ultima parola, però, è di Luka Magic: riceve il pallone dalla rimessa, ball handling per crearsi spazio dalla marcatura di Jackson, step-back da tre sulla sirena e BANG, vittoria Dallas per 133-135.

Un Doncic for the ages, primo di sempre ai Playoff con una tripla-doppia da 43 (18/31 dal campo)+17 reb e 13 ast; senza Porzingis, danno una mano fattiva Trey Burke (25+5 reb) e Tim Hardaway Jr. (21+5 reb). Agli angeleni non sono sufficienti Kawhi Leonard (32+9 reb) e Lou Williams (36+5 ast), risaltando in negativo la prova di Paul George (9+8 reb con 3/14 al tiro).

Tante emozioni anche nel match tra Denver Nuggets e Utah Jazz, con un duello all’O.K. Corral fantastico tra Jamal Murray (50+11 reb e 7 ast) e Donovan Mitchell (51+7 ast e 4 reb, quarto di sempre dopo Wilt Chamberlain, Michael Jordan ed Allen Iverson ad avere almeno due partite ai Playoff nella stessa stagione da 50+ punti). La partita è davvero equilibrata, con la squadra di coach Snyder che prova a fare la differenza tra la fine del terzo e l’inizio del quarto periodo, toccando il massimo vantaggio, ovvero +11 (91-102 dopo 1’03” di gioco nella frazione conclusiva). Mitchell ne mette 18 dei suoi 51 negli ultimi 12′, ma i Nuggets (29+7 reb e 6 ast per Nikola Jokic) vendono cara la pelle, pur cedendo alla fine 127-129. Nei Jazz, adesso sul 3-1 e che tirano con il 57-5% dal campo (48.3% da tre), bene anche Mike Conley (26) e Jordan Clarkson (24).

Concludono invece le rispettive serie con uno sweep praticamente senza discussioni sia i Toronto Raptors che i Boston Celtics. Se quello dei Campioni in carica ai danni dei malridotti Brooklyn Nets, travolti stanotte per 150-122, era sicuramente preventivabile, molto meno atteso era quello dei Celtics ai danni dei Philadelphia 76ers, alle prese con un vero fallimento. Guidata dal duo Kemba Walker (32) – Jayson Tatum (28+15 reb), la squadra di coach Stevens s’è imposta per 110-106, con un break decisivo di 19-2 a cavallo degli ultimi due quarti (96-79 con 9’57” da giocare); i Sixers (30+10 reb per Joel Embiid e 20+5 reb per Tobias Harris), quindi, riescono soltanto a rendere meno pesante la sconfitta. Tornando a Gara4 tra Raptors e Nets, nei canadesi spiccano Norman Powell (29+5 reb), Serge Ibaka (27+15 reb) e Pascal Siakam (20+10 ast e 6 reb); nella squadra di coach Vaughn il migliore è stato Caris LeVert (35+6 ast e 6 reb).

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About The Author

Gianluca Zippo Nato a Formia il 13/01/1988. Laureato in Giurisprudenza presso la Federico II di Napoli, già collaboratore e redattore per Teladoiolamerica.net e Road2sport.com, il calcio, l’NBA e la F1 sono la mia malattia, ma il mondo dello sport mi affascina a 360°.