NBA, Trump definisce 'vergognoso' l'inginocchiarsi durante l'inno. Replica coach Rivers: "Lui è vergognoso"

Con la NBA ormai ripartita e a poco più di una settimana dalla fine di questa regular season ristretta, per poi lanciarsi nei Playoff, continua a far discutere tutto quello che sta gravitando attorno alla Bolla di Orlando, nel senso dei sommovimenti che stanno scuotendo la società americana.

Motivo del contendere, manco a dirlo, delle dichiarazioni del Presidente USA, Donald Trump. Il numero uno della Casa Bianca ha per l’ennesima volta stigmatizzato il gesto, diffusissimo in questa fase anche in NBA, di inginocchiarsi durante l’inno nazionale. “Un gesto assolutamente fuori luogo” – dice Trump – “Nell’ultimo periodo in particolare, abbiamo parlato a lungo con i vertici NBA, cercando di trovare un compromesso tra i desideri di protesta pacifica ed il rispetto del regolamento“.

Nonostante tutti i nostri sforzi, però, vedo tutte le franchigie inginocchiarsi, come se violare consapevolmente il regolamento rendesse più forte la protesta” – aggiunge – “Questi gesti sono deplorevoli, vergognosi, una mancanza di rispetto nei riguardi del nostro inno e della nostra bandiera. Ancor prima dell’inizio della partita mi fanno venire una gran voglia di cambiare canale. E non sono il solo a pensarla così, visto che gli ascolti della NBA sono calati molto nell’ultimo periodo“.

Queste parole del Presidente Trump non sono ovviamente passate inosservate e la replica, decisa, è arrivata da Doc Rivers, head coach dei Los Angeles Clippers. “Beh, alla fine credo che abbiamo perso soltanto uno spettatore” – commenta sarcasticamente in conference call, alla quale ha presenziato indossando un berretto con la scritta ‘Vote’ – “Non mi interessa; d’altronde, sappiamo che la giustizia è dalla nostra parte, no? E questo cappello che indosso rappresenta ciò che il nostro presidente vuole impedirci di fare. Trovo che questo sia altrettanto vergognoso“.

Il voto è vitale, è un nostro diritto. E il fatto che ci sia così tanta soppressione dell’elettorato di colore e Latinos, oltre che dei giovani, ne fa capire ancor di più l’importanza” – aggiunge Rivers – “Io non ho alcuna intenzione di dirvi chi voterò; come ben sapete tutti, ho la mia opinione in merito. Ma esorto tutti ad andare a votare, ad esercitare questo diritto, ottenuto dopo aver lottato così duramente in passato“.

Tornando al gesto dell’inginocchiarsi durante l’inno, l’head coach dei Clippers ha parlato anche della fatica nello stare in quella posizione per tutta la durata dell’inno, rivolgendo quindi il pensiero al tristemente noto caso di George Floyd, la scintilla dalla quale tutto è partito. “Nel bel mezzo dell’inno, dopo due minuti, pensavo a quanto mi facesse male il ginocchio. Settimane prima, però, c’era un ragazzo che aveva avuto un ginocchio sul proprio collo per otto minuti“.

Riflettete. L’inno nazionale è durato invece due minuti. Alcuni ragazzi hanno avuto bisogno di mettere degli asciugamani sotto le ginocchia per alleviare il dolore. Eppure qualcuno ha avuto il coraggio di inginocchiarsi sul collo di un altro essere umano per otto minuti. Se ci penso, è tutto così assurdo“, conclude Rivers.

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About The Author

Gianluca Zippo Nato a Formia il 13/01/1988. Laureato in Giurisprudenza presso la Federico II di Napoli, già collaboratore e redattore per Teladoiolamerica.net e Road2sport.com, il calcio, l’NBA e la F1 sono la mia malattia, ma il mondo dello sport mi affascina a 360°.