NBA24 PREVIEW – CLEVELAND CAVALIERS: progetto tra pazienza e voglia di vincere. James, Love e Irving già pronti per l’anello?

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COME L’ABBIAMO LASCIATA – 33-49, decimo posto nella Eastern Conference, il 40,2 % delle vittorie in stagione e tanta ma tanta delusione. Il solo Kyrie, seppur ben coadiuvato da Dion Waiters, non è riuscito nell’impresa di portare i Cavs ai PO e nemmeno l’innesto Luol Deng ha portato quella dose aggiuntiva di tecnica ed esperienza per garantire la post-season alla franchigia dell’Ohio. L’ultimo disperatissimo tentativo è passato addirittura attraverso una famosa attrice di film a luci rosse, promettendo una “ricompensa fisica” in caso di raggiungimento dell’obiettivo. L’effetto è durato per 3 partite, prima di dissolversi nel tetro scenario di Cleveland. L’abbiamo lasciata, dunque, con la rabbia di chi non ha rispettato le aspettative, con l’amaro in bocca per quei giocatori (pochi) che c’hanno provato fino alla fine, senza mai arrendersi. La frustrazione massima ha fatto sì che il momento di svolta scelto dalla società corrispondesse proprio a questa stagione, dove parecchie cose, per non dire tutto, sono cambiate. Tutto sotto la supervisione di un eccellente GM come David Griffin, uno dei più emergenti nel settore, affermatosi in una piazza dove i General Manager, di solito, durano molto poco. Anche Mike Brown, richiamato a furor di popolo a guidare i Cavaliers, ha dovuto far i conti con Dan Gilbert, proprietario della franchigia, il quale ha deciso il 12 maggio di sollevarlo dall’incarico. Bilancio: NEGATIVO.
IL MERCATO ESTIVO: I colpi in uscita sono pregevoli quelli di Jarrett Jack e Sergey Karasev in direzione Brooklyn, mentre Luol Deng in Florida, ai Miami Heat. I due che, però, hanno destato più scalpore sono le due prime scelte agli ultimi draft, ovvero sia Anthony Bennett e Andrew Wiggins, entrambi in Minnesota alla corte di coach Flip Saunders. In entrata, invece, la musica cambia: bastano Mike Miller, James Jones, Shawn Marion, Lou Amundson ma soprattutto Kevin Love e il figlio di questa terra, LeBron James, per definire Cleveland come la regina del mercato estivo? La risposta tendenzialmente pare essere positiva. Ultimo arrivo potrebbe essere Walter Ray Allen, ancora indeciso sulla sua prossima e probabilmente ultima destinazione in carriera. Squadra praticamente rinnovata, con novità in ogni settore. Partendo dallo staff tecnico, con coach David Blatt, 55enne neo campione d’Europa col Maccabi Tel Aviv, alla sua prima esperienza in NBA; con degli assistent coach di prima scelta come Larry Drew (ex head coach di Hawks e Bucks) e come Tyronn Lue, molto richiesto dopo le diverse esperienze al fianco di Doc Rivers e convinto dai Cavs grazie ad un contratto semi-faraonico per un vice-allenatore. Non solo arrivi ma anche conferme illustri come quella, ovviamente, di Kyrie Irving, punto di riferimento negli ultimi due anni; la conferma e il riadeguamento contrattuale di Dion Waiters ha destato non poche discussioni, un giocatore in un primo momento destinato ad essere escluso dai piani di gioco dei Cavs ma che poi, forse grazie anche alle parole del Re, ha preso parte attivamente al training camp, soddisfando le richieste tattiche e tecniche di coach Blatt. I suoi quasi 20kg persi sono una delle storie di questa incredibile estate. Senza ombra di dubbio è un mercato creato e messo in atto per vincere da subito il titolo, senza mezzi termini. L’unico punto interrogativo che tiene banco (e terrà banco fino ai PO) è l’esperienza di molti giocatori a livello di post-season: giocatori come Irving, Love e Waiters non hanno mai disputato una serie di Playoff e l’impatto resta, dunque, un dilemma tutto da sciogliere.
L’UOMO FRANCHIGIA: la scelta potrebbe essere tanto semplice quanto ingannevole. Facile dire LeBron James e forse è la cosa più giusta da fare dopo il suo eloquente “MY RELATIONSHIP WITH THE NORTHEAST OHIO IS BIGGER THAN BASKETBALL”. Più uomo franchigia di così?! Ma i dubbi son difficili da sciogliere perché indicare come franchise player un giocatore che ha abbandonato la sua terra per vincere non sarebbe corretto nei confronti di chi ha sempre creduto che puntare su Cleveland sia giusto. Kyrie Irving potrebbe essere una soluzione alternativa molto stuzzicante, visto anche il grado di successo che ha riscosso tra i fan dei Cavs. La sua particolare leadership, lo spettacolo che regala ogni partita ai tifosi lo rende unico nel suo genere e se dopo diverse offerte, alcune anche molto importanti, un giocatore decide di restare perché crede nel progetto, crede nei compagni di squadra e credo nelle sue potenzialità all’interno di quel sistema, allora siamo dinanzi ad un uomo franchigia. Andrebbero messi entrambi al primo post, un risultato ex-equo che premia la voglia di entrambi di far vincere il predetto northeast Ohio.
A COSA PUNTARE: in quella stessa lettera dove era presente la citazione di cui sopra, LeBron James mostrava il suo scetticismo riguardo l’anello (immediato) e predicava calma e pazienza ai tifosi, perché definiva questa squadra, ancora senza Love, non da titolo. Le prime uscite di pre-season, per quel che valgono, hanno dimostrato quasi l’assunto opposto, ovvero sia che questa squadra è stata progettata per vincere. Se, dunque, prendiamo in considerazione le aspettative di questa stagione, sarebbe impossibile non menzionare il Larry O’Brien Trophy. Una squadra che può disporre in campo un neo MVP Mondiale come Irving, un 4 MVP della lega come James e un giocatore così tremendamente completo come Love non può non puntare al massimo. E’ comunque da condividere il pensiero di James riguardo la pazienza e l’attesa che hanno i tifosi ma il titolo e la vittoria finale si costruisce su basi solide, sulla conoscenza tra i giocatori e sul sapersi intendere in campo. Le sinergie non si costruiscono in un training camp e non si istaurano andando in giro per il mondo insieme. Si incrementano giocando insieme, cercandosi in situazioni difficili e fidandosi dei propri compagni e tutti sanno (chi meglio di James) che un gruppo vincente si crea col tempo. Quindi senza ombra di dubbio l’aspettativa è quella di portare a casa un anello e di far vincere, dopo 50 e più anni di attesa, l’Ohio. Da qui, naturalmente, non discende la vittoria assicurata ma un percorso sempre più tortuoso delle altre squadra da affrontare. C’è chi li inserisce tra i favoriti, c’è chi scommette già sull’anello, ma a considerar bene tutte le soluzioni possibili rientrano una serie di prerogative che andrebbero contro anche alle quote più affidabili dei bookmakers.
IL PRONOSTICO: qui, volente o nolente, ci distacchiamo dall’analisi che abbiamo fatto in precedenza, dando largo sfogo alla soggettività delle nostre previsioni. Dati alla mano e guardando quei pochi spazi di pallacanestro fatti vedere in quelle che possiamo volgarmente definire come “amichevoli”, i Cleveland Cavaliers sono una/due spanne sopra alle altre concorrenti al titolo. Soprattutto ad est, la lotta pare essere non troppo faticosa e stancante, almeno sulla carta: Indiana senza George e Stephenson perde più del 50% offensivo, i Miami Heat sono al momento un po’ impacciati e non ancora prontissimi, i Knicks sono il solito punto di domanda, così come i Nets, mentre si attendono conferme positive da Toronto e Washington. Chicago è l’unica che, come organico, può contrastare il Re e i suoi compagni. Con Rose e Gasol in condizioni decenti, i Bulls proveranno sicuramente a spaventare i Cavs. Ma a est la storia si riduce ad una sola vera avversaria. Sulla sponda opposta, invece, il livello è terribilmente più alto e Cleveland potrebbe trovare molte più difficoltà a battere una delle arma della Western Conference: Rockets, Warriors, Thunder, Clippers e Trailblaizers sono quelle che spaventano di più ma restano ad un livello inferiore. Chi non è (e non sarà mai!) a livello inferiore è San Antonio, con i soliti intramontabili talenti e un gioco ormai da molti definito come “unstoppable”. Il pronostico finale è, dunque, Finals NBA con 40% di probabilità di vittoria e 60% di sconfitta. Sottolineo come queste previsioni vengono fatte solo ed esclusivamente “su carta” senza ancora aver visto giocare sul serio tutte le squadre.
ROSTER – 89 Lou Amundson (31, PF), 10 Chris Crawford (22, PG), 8 Matthew Dellavedova (24, SG), 24 Shane Edwards (27, SF), 12 Joe Harris (23, SG), 33 Brendan Haywood (34, C), 99 Stephen Holt (22, PG), 2 Kyrie Irving(22, PG), 23 LeBron James (29, SF), 1 James Jones (34, SF), 53 Alex Kirk (22, C), 0 Kevin Love (26, PF), 31 Shawn Marion (36, SF), 18 Mike Miller (34, SF), 21 A.J. Price (28, PG), 13 Tristan Thompson (23, PF), 17 Anderson Varejao (32, C), 3 Dion Waiters (22, SG).

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About The Author

Alessandro Pagano Giornalista Pubblicista e studente di Scienze e Tecnologie della Comunicazione. Scafati e il basket i suoi primi e unici grandi amori. Cresciuto sotto il segno dell’avvocato Buffa e Flavio Tranquillo. Si va a dormire con pantaloncini e calzettine da gioco “because you never know if a game breaks out”! Fondatore di NBA24.it