Pittis: "Italbasket, non temo l'appagamento ma sarà fondamentale recuperare Bargnani"

Nel corso della sua lunga carriera Riccardo Pittis ne ha viste tante. Vincendo tutto ciò che era possibile vincere con le tre maglie del suo cuore: Olimpia Milano, Treviso e, naturalmente, la Nazionale. Di cui è diventato uno dei primi tifosi una volta abbandonato il parquet.

E con l’Italia di Pianigiani che sta facendo sognare milioni di appassionati tra Berlino e Lille, ha voluto dire la sua con precisione, competenza e disponibilità. Con quello stile inconfondibile che lo ha sempre contraddistinto dentro e fuori dal campo.

Contro Israele abbiamo reso facile una partita che, in realtà, facile non era…

Abbiamo giocato in maniera perfetta, dimostrandosi superiori in tutto. Già lo eravamo sulla carta ma era necessario dimostrarlo anche in campo e, contro una squadra ‘irrazionale’ e difficile da gestire come Israele, non era certo semplice. Fin dall’inizio tutto è andato per il verso giusto; l’unico neo è l’infortunio di Bargnani che spero possa recuperare al più presto. ‘Il Mago’ per noi è fondamentale.

Proprio Bargnani è stato il giocatore che, più di ogni altro, è riuscito a salire di

livello durante la competizione. In sua assenza è ipotizzabile una soluzione che preveda Gallinari impostato da centro come avvenuto alla fine della gara contro la Germania?

Un conto è una situazione d’emergenza in cui devi fare di necessità virtù come è accaduto contro la Germania, quando Gallinari è stato costretto a giocare in quel ruolo dato che Bargnani e Cusin erano usciti per falli. Impostare un’intera partita su una simile soluzione di ripiego, invece, è un altro paio di maniche. Per questo spero che Andrea possa riprendersi al meglio il prima possibile; senza di lui la vedo molto difficile, quasi impossibile.

Non c’è il rischio che i ragazzi di Pianigiani, dopo aver superato così facilmente il turno, possano adagiarsi troppo sugli allori e sulla fiducia conquistata fino ad ora?

Assolutamente no. Siamo arrivati ad un punto della competizione in cui è impossibile che si presenti qualsivoglia forma di appagamento. Anzi, la fame di vittoria e la voglia di far bene aumentano perché ogni partita, da qui in avanti, è un passo in più verso il sogno per cui questi giocatori stanno lavorando duramente.

Ora ci aspetta la Lituania, sconfitta alle Olimpiadi nel 2004 ma che ci ha sbattuto fuori all’Europeo di due anni fa. Che partita ti aspetti? Come vedi i nostri prossimi avversari?

Sia la Lituania che l’Italia sono due squadre molto diverse rispetto al recente passato. E, in ogni caso, è impossibile fare paragoni con situazioni pregresse. Loro sono una squadra solida, mentalmente abituata a giocare partite di un certo livello e superiore dal punto di vista fisico. In quanto a talento, però, noi abbiamo una marcia in più. La chiave sarà, come ho già detto, il recupero di Bargnani: già abbiamo dovuto fare a meno di Datome, rinunciare anche ad Andrea renderebbe quasi impossibile l’impresa di battere i lituani.

Fin dall’inizio di questi Europei siamo andati in difficoltà quando si è trattato di difendere sul pick and roll e sui tagli degli avversari provenienti dal lato debole. Giocando quasi ogni giorno cosa si può fare per provare quanto meno a correggere queste pecche?

Purtroppo sono difficoltà croniche di questa squadra, difficili da risolvere in breve tempo e con un’alta concentrazione di partite in pochi giorni. Bisogna cercare di fare buon viso a cattivo gioco e provare a difendere al meglio sempre e comunque. Di fatto, alcuni nostri giocatori non riescono a mantenere una posizione corretta per difendere sull’avversario che arriva dal lato debole mentre, per quanto riguarda il pick and roll, dipende dal fatto che contro alcune squadre paghiamo di più dal punto di vista della fisicità. In ogni caso, ogni partita è diversa dalla precedente: se, come contro Israele, ti entra quasi tutto allora certe difficoltà non si notano, come è invece accaduto all’esordio contro la Turchia.

Parlando più in generale, quali sono le favorite per la vittoria finale?

Vedo tre squadre davanti a tutte. La Francia perché gioca in casa, ha una fisicità superiore e può contare su un Tony Parker che, da solo, costituisce il 60% di una produzione offensiva di grandissimo livello; la Serbia che ha una quantità strabordante di talento; la Spagna che, nonostante qualche difficoltà iniziale, è abituata a giocare a questi livelli con le partite da dentro o fuori.

Avendo lavorato in passato anche come commentatore televisivo, come giudichi

la copertura mediatica dell’evento? Si poteva fare di più, magari trasmettendo in chiaro le gare della Nazionale permettendo, così, anche ai meno esperti di avvicinarsi alla pallacanestro?

Al di là di tutto, credo che la copertura che Sky sta dando a questi Europei non avrebbe potuto darla nessuna televisione in chiaro. Penso, però, che chi ama questo sport trova sempre un modo per organizzarsi, anche se non ha un impianto satellitare, magari andando in un bar o a casa di amici. Personalmente sto notando che questi Europei stanno avendo un grande seguito, non solo tra gli appassionati ma anche tra gli spettatori meno esperti. Certo la trasmissione in chiaro sarebbe stata preferibile e avrebbe potuto aiutare di più la diffusione del movimento ma, al momento, va benissimo così.

Nelle ultime ore è venuto a mancare un grande del passato come Moses Malone. Una scomparsa che arriva poche settimane dopo quella di un altro famoso ex Nba come Darryl Dawkins, tuo compagno ai tempi di Milano. Che ricordi hai di lui?

Darryl era un bambino nel corpo di un gigante buono. Una persona sorridente e scherzosa che riusciva sempre a metterti di buonumore. La notizia della sua morte, così come quella di Malone, mi ha rattristato molto perché ho perso due protagonisti dei miei pomeriggi trascorsi a guardare rapito le immagini del basket Nba.

 

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About The Author

Claudio Pellecchia Napoletano classe ’87, giornalista sportivo e laureato in Giurisprudenza, ammesso che le due cose possano coesistere. Folgorato sulla via di Federico Buffa, intende divulgare il verbo della palla spicchi perché, come disse qualcuno, “lei non mente mai”. Scrive anche di calcio su Rivista Undici.