ROTY Rush #9 - La guida al rookie dell'anno

JABARI PARKER – Non ve lo aspettavate, ma l’ultima edizione stagionale della ROTY Rush si apre con lui, vero protagonista mancato della stagione non solo dei Rookie, ma di tutta l’Nba. Fiore all’occhiello dei meravigliosi Bucks di inizio stagione (che si sono confermati poi per tutto l’anno), ha all’attivo solo 25 partite di regular season, tutte iniziate in quintetto. Il tanto minutaggio concessogli sin dall’inizio ha permesso di mostrare tutto il suo talento già dalle prime uscite, portandosi in inverno con un enorme vantaggio sugli inseguitori e cifre in salita che fanno registrare 12.3 punti e 5.5 rimbalzi di media. Il disastro fisico capitatogli lascia con l’amaro in bocca i fan e i rivali: sarebbe stato incerto il premio con lui ancora in corsa?

ANDREW WIGGINS – Da un promesso dominatore ad un altro, chiudendo il discorso sulla coppia con più pressione addosso degli ultimi anni. Il canadese ha sicuramente avuto modo di vivere una maturazione più tranquilla, in una franchigia senza nessuna aspirazione e che punta tantissimo sulla sua crescita esponenziale. La giovane ala ha presto fatto vedere la sua prepotenza in fase realizzativa, sfruttando la sua posizione di fulcro centrale della squadra, e aggirandosi più di una volta intorno ai 30 punti, nella fase centrale dell’anno. Proprio questa parte di stagione sembra avergli regalato il titolo ambito da tutti i Rookie (con tanto di MVP all’All-Star Weekend), e probabilmente neanche il finale calante lo ha compromesso più di tanto. Restano i dubbi sul suo essere altalenante da una partita all’altra e soprattutto come si comporterebbe in campo se i suoi compagni avessero un obiettivo diverso dal servirlo costantemente.

NERLENS NOEL – Il ritorno dei giganti, si potrebbe intitolare così una sua futura biografia. Il ragazzone di 2.11, Rookie per caso dopo l’infortunio che non lo ha fatto esordire lo scorso anno, ha fatto della difesa impenetrabile la sua prima, devastante arma (peccato che i suoi compagni di squadra non la pensassero allo stesso modo). Dominatore incontrastato per quanto riguarda tutte le statistiche difensive, ha avuto uno sviluppo incredibile anche in fase realizzativa, lasciando a bocca aperta tutti gli scettici che lo consideravano l’ennesimo lungo buono solo per prendere rimbalzi. 9.9 punti a partita, conditi da 8.1 rimbalzi, 1.8 palle rubate e 1.9 stoppate sono un biglietto da visita che grida “Rookie Of The Year”, come anche sta facendo il sottoscritto, che punta tutto su di lui. Una scelta importante per Philadelphia al prossimo Draft vorrebbe dire cominciare a costruirgli una squadra intorno, e chissà che magari i 76ers possano essere trascinati fuori dal pantano che da troppo li tiene bloccati nelle ultime posizioni.

NIKOLA MIROTIC – Lo spagnolo, che di spagnolo ha solo il passaporto, è entrato finalmente nel cuore dei tifosi dei Bulls, dopo una stagione che definire incostante è eufemismo. Inizio anonimo e crescita improvvisa in tardo autunno, guadagnando tanta credibilità e tanti minuti, cosa che in una contender non è mai da dare per scontato. Il crollo avviene con il nuovo anno e la sensazione è che i riflettori su di lui (praticamente protagonista, visti i continui problemi di Rose, Butler e Noah), ne hanno compromesso le prestazioni, innestando un dubbio abbastanza forte anche in chi aveva creduto in lui. Finita qui? Ovviamente no. Sarà stato l’inverno, ma la fine del freddo ha avuto un effetto curativo su Mirotic, protagonista di un mese di Marzo degno dei grandissimi nomi della lega, con una media superiore ai 20 punti. Resta l’amarezza per i mesi di blackout, ma in prospettiva i Bulls potrebbero aver trovato un campione, a patto che certi scivoloni non si ripetano, soprattutto con questa durata.

ELFRID PAYTON – In quanti ad Orlando avrebbero scommesso che la loro 10ª scelta avrebbe surclassato la loro 4ª? E perché così tanti sono stati miopi sulle possibilità di questo ragazzo, grandissima sorpresa dell’anno? Non possiamo conoscere le risposte a queste domande, ma resta il fatto che l’annata di Elfrid è da incorniciare. Nei primi momenti della regular season il posto da sostituto di Oladipo sembrava tarpargli le ali, visto che il ragazzo rendeva poco e male partendo dalla panchina. Finalmente qualcuno se n’è accorto ed ecco che il posto in quintetto non solo gli è stato concesso, ma in più di un’occasione, nel ruolo di playmaker è stato addirittura il cestista con più minuti sul parquet. Miglior assistman tra i nuovi arrivati, ha fatto valere la sua abilità nel servire il compagno più che quella da realizzatore (dove comunque fa registrare 8.9 punti di media). Il suo arrivo tra i migliori PM dell’Nba passa probabilmente dal suo migliorare dalla lunga distanza, oltre che ovviamente dalla conferma delle doti tecniche mostrate.

MARCUS SMART – Tra i 6 Rookie a cui è dedicato questo ultimo articolo rientra infine anche il ragazzo dei Celtics. Anno difficile per lui, iniziato con un duro infortunio che lo gli ha negato una fase di ambientamento iniziale di cui forse aveva davvero bisogno. Il rientro, infatti, è stato molto difficile e di certo non hanno aiutato le scelte dirigenziali, che hanno sconvolto l’ambiente quando a partire è stato Rajon Rondo, proiettando Marcus in un posto da titolare, che nelle prime fasi non è stato capace di gestire. Alla fine però, a ridere, sono stati proprio i Celtics, che si ritrovano in postseason nonostante in molti li avessero dato per spacciati. E così è stato anche per Smart, che ha continuato la sua crescita nonostante qualche caduta di troppo, e ha chiuso la stagione regolare raggiungendo probabilmente la maturità necessaria per affrontare questa difficilissima serie contro Lebron e i Cavaliers.

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About The Author

Vincenzo Florio Nato a Napoli nel 1994. Laureando in Giurisprudenza e aspirante giornalista, fondatore di Nba24.it e firma di WorldOfWrestling.it. Diviso agonisticamente tra The Beard e Paul George, il cuore resta solo di Steve Nash.