STATS CORNER-Pistons a ritmo Playoffs!

Per capire l’evoluzione positiva che stanno avendo i Detroit Pistons in quest’ultimo mese di regular season, dobbiamo tornare indietro di circa un anno e mezzo, all’estate del 2013. La franchigia del Michigan viene da quattro stagioni fallimentari, dove non ha mai raggiunto i playoff e non si è nemmeno mai avvicinata all’ambita ottava posizione, missione tutt’altro che impossibile nella mediocrità della Eastern Conference. A questo punto della storia i giocatori più interessanti a roster sono Greg Monroe, ala grande da 16 punti e 9.7 rimbalzi di media, Brandon Knight, point-guard al secondo anno, e Andre Drummond, centro rookie da 7.9 punti e 7.6 rimbalzi a partita in solo venti minuti medi di utilizzo.

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Andre Drummond (foto da usa.today.com)

 

Il record dice 29-53 e la dirigenza crede che sia arrivato il momento per una svolta: via il coach Lawrence Frank dopo due anni dal record complessivo di 54-94 e dentro Maurice Cheeks, assistente allenatore di OKC. Viene firmato uno dei free-agent più appetibili dell’estate, quel Josh Smith andato in scadenza da Atlanta e pronto a portare una dote di atletismo secondo a pochi nella lega. L’idea è quella di far convivere nel quintetto iniziale i tre lunghi (Drummond, Smith e Monroe) facendo giocare l’ex Hawks da ala piccola, quando nel resto della lega si intraprende sempre di più il cosiddetto “Small Ball”, ovvero quella filosofia di gioco che consiste nello schierare un solo lungo e quattro esterni capaci di correre il campo senza troppe restrizioni tattiche. L’idea non piace assolutamente alla maggior parte degli addetti ai lavori, ritenendo che i Pistons avrebbero dovuto proseguire la loro lenta ricostruzione accumulando scelte e facendo crescere i giovani in rosa, senza svenarsi per prendere un free-agent di cui non si ha sostanzialmente bisogno immediato. A creare ulteriore confusione si presenta la trade per l’acquisizione di Brandon Jennings dei Milwaukee Bucks, da sempre giocatore dal talento scintillante ma problematico da inserire in un sistema, per cui i Pistons sono costretti a cedere il promettente Knight (8th pick nel draft 2011) e Khris Middleton (39th nel 2012) che nel Winsconsin, con ampio spazio a disposizione, comincia passo dopo passo la sua vera crescita cestistica.

L’obiettivo dichiarato è quello di raggiungere i playoffs ma la stagione 2013-14, viste le attese, sarà ai limiti della drammaticità. Il record resta incredibilmente lo stesso (29-53) e la squadra chiude al 19esimo posto per offensive rating e al 25esimo per difensive rating, ma l’occhio rende meglio l’idea dei numeri nudi: come ci si aspettava i tre lunghi contemporaneamente sono un’idea discretamente fallimentare, specialmente in attacco dove non esiste un vero sistema offensivo data la staticità dei tre di sopra. Inoltre Jennings non smentisce quella fame di ball hog e sembra essere l’ultimo playmaker di cui i Pistons avrebbero bisogno. A metà anno la dirigenza decide dunque di esonerare Maurice Cheeks e lascerà concludere la stagione al suo vice John Loyer, prima di assumere in estate Stan Van Gundy, fermo dal 2012 dopo una più o meno positiva esperienza ad Orlando. Nell’estate scorsa sono stati pochi gli aggiustamenti fatti al roster, se non la firma di Jodie Meeks, con l’intenzione di continuare a puntare sul trio di big man. Come prevedibile l’inizio non è dei migliori e l’ennesima stagione negativa sembra essere soltanto all’inizio, finchè un giorno di dicembre, totalmente a sorpresa, la dirigenza comunica di aver tagliato il contratto Josh Smith. Tralasciando i discorsi economici la squadra subisce un’inaspettata spinta con la partenza di J-Smoove, nel frattempo libero di accasarsi ai Rockets.

Entrando dunque in argomenti prettamente cestistici, cominciamo ad analizzare dove è migliorata la squadra di MotorCity.

  Record OffRtg DefRtg eFG% 3p% Opp eFG% Ast/To

con Josh

5-23 97.6 105.8 45.8 33.30 50.0

1.47

senza Josh 11-2 109.2 98.2 51.7 38.5 48.9

1.82

 Il gioco è migliorato sostanzialmente in entrambi le metà campo: l’attacco, se dovesse mantenere le attuali cifre, sarebbe alla pari di Dallas, Clippers e Golden State e perfino la difesa che era fra le ultime prima dell’addio di Smith, sarebbe nella top5. Di base è un concetto inspiegabile, come dal taglio del miglior giocatorea roster  (o comunque del giocatore con più pedigree all’interno della lega)  una squadra possa arrivare dove non era mai arrivata. All’inizio poteva sembrare una coincidenza o una casualità dovuta al calendario agevole, fino a che non si sono permessi di vincere contro Toronto, San Antonio e Dallas.

Andiamo a vedere nello specifico quali giocatori hanno usufruito dei minuti lasciati liberi, comparando le prime 28 partite con le ultime 13.

 

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Se ci aspettava un netto miglioramento da parte di Drummond e Monroe, siamo rimasti in parte delusi. Il vero passo in avanti è stato infatti fatto da Jennings, libero di prendersi circa 5 tiri di più in media e capace di passare da 12.6 punti a 20.7 e dal 32.7% da dietro l’arco ad un ottimo 43.8%. Come abbiamo visto in precedenza è aumentata la percentuale da tre complessiva per tutta la squadra e il motivo è molto semplice: facendo giocare un ‘ala piccola vera di ruolo e non un altro lungo fra gli esterni, i giocatori sono spaziati meglio e la palla può circolare con più ritmo. Non a caso sono diminuite anche le palle perse e sono aumentati gli assist, segno evidenti che le spaziature siano comunque migliori di prima.

Dal punto di vista tecnico il problema non era Josh Smith in quanto tale, ma il fatto palese che nella NBA moderna non sia possibile giocare con tre fisici del genere nello stesso momento. Era tempo di fare dunque una scelta per cercare di risolvere una questione che andava avanti senza progressi da circa 18 mesi: Drummond è il prototipo perfetto del centro di nuova generazione, capace di correre, bloccare e andare bene a rimbalzo; Monroe ottimo fronte a canestro, molto bene a rimbalzo e miglioramenti evidenti dal primo anno al 2013; Smith, sempre stato un ottimo atleta sia in attacco che a stoppare ma che è strato strapagato con un contratto quadriennale da 54 milioni. Inoltre Josh è anche il più vecchio del trio e dunque anche quello meno incline ad ulteriori upgrade e aggiustamenti tattici. Si è deciso dunque di dare una svolta sin da subito tagliando il suo contratto e l’operazione sembra dare ragione al front office di Detroit. Anche se è statisticamente insignificante paragonare un anno e mezzo di insuccessi con 13 partite ben giocate, almeno la classifica non è così brutta come poteva sembrare solamente un mese fa: i Pistons si trovano infatti al nono posto nella Eastern Conference al pari degli Hornets, a solo una gara di distanza dai Brooklyn Nets sempre più in caduta libera. Sognare un ingresso ai playoffs dopo anni di stagioni disastrose non è più sbagliato.

 

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About The Author

Cosimo Cherubini Studente di Statistica all'Università degli Studi di Firenze. Grande appassionato di NBA e di tutti gli sport americani. Ho un solo grosso difetto: tifo tutte le franchigie di Cleveland. Non vi sto a dire che considerando football, basket e baseball non vinciamo un titolo nazionale dal 1964.