Warriors furiosi per l'arbitraggio. Curry: "L'MVP di stasera? Certamente Kogut"

Sta avendo una coda polemica non da poco la sfida di stanotte del Target Center di Minneapolis tra Timberwolves e Golden State Warriors, conclusa con una vittoria all’overtime dei ragazzi di coach Saunders dopo un overtime, per 130-131. Una sconfitta che, invece, è costata ai Campioni in carica il nuovo aggancio da parte dei Denver Nuggets, vincenti ad Oklahoma City contro i Thunder, in vetta alla Western Conference.

Ma è quello che è accaduto negli ultimi secondi dell’overtime ad aver scatenato il malcontento da parte di giocatori e staff degli Warriors. Procediamo con ordine. Dopo il 115-115 di fine quarto periodo, Minnesota pare poter scappar via, andando sul +9 con 1’41” da giocare (119-128); ma due bombe di Curry (37 e 11/19 da oltre l’arco) e un canestro di Draymond Green rimettono tutto in discussione (127-129 con 12.2″ da giocare). Thompson manda in lunetta Okogie, che non chiude i conti (127-130 con 6″ alla fine).

E arriviamo alla fase calda. Durant raccoglie una rimessa al vertice dell’area e spara subito da tre, realizzando la tripla e subendo fallo da Bates-Diop; tutti pensano al potenziale gioco da 4 punti, ma secondo gli arbitri, e Marat Kogut in particolare, l’infrazione del giocatore dei Twolves avviene prima del movimento di tiro. Non essendo i padroni di casa in bonus, si riparte da un’altra rimessa, in seguito alla quale Curry estrae dal cilindro una bomba dall’angolo, mani in faccia da parte di Bayless, da urlo per il 130-130.

La frustrazione per la chiamata precedente è esplicata dal fatto che, in seguito alla tripla del pareggio, Curry e tanti altri dei Warriors si rivolgono a Kogut, indicandolo ripetutamente (praticamente esultandogli in faccia), rischiando tantissimo. Intanto coach Saunders chiama time-out, con 5 decimi da giocare. E arriviamo alla chiamata più contestata, stavolta di Wood. Su rimessa sballata di Tolliver, l’arbitro chiama una presunta spinta di Durant ai danni di Towns, causando lo sconcerto e la rabbia degli ospiti. Towns fa 1/2 dalla linea della carità, ma tanto basta ai Twolves per vincere.

Nel post-partita, nessuno nei Warriors nasconde la rabbia per quanto accaduto sul parquet. A partire da coach Kerr, che parla prima del mancato gioco da 4 punti di KD: “Non credo proprio che il fallo sia avvenuto prima del tiro. Ho visto il replay e Kevin ha ricevuto e tirato. E’ un gioco da quattro punti, non so cos’altro aggiungere, è sbalorditivo. In qualsiasi campionato l’azione di Kevin è un canestro buono più tiro libero. In qualsiasi campionato, non solo in NBA“.

Sul fallo che ha deciso la partita, Kerr sceglie l’ironia: “Intendete il pallonetto che stava volando ad oltre 10 piedi sopra il ferro?“. Così Durant: “Avete visto tutti l’azione. Io voglio tenermi i miei soldi, dato che mi hanno fischiato due tecnici del cavolo. Non fatemi parlare più degli arbitri, ma avete visto tutti cosa sia successo“. Poi aggiunge: “Bastava vederlo una sola volta. Voglio dire, a fine partita è lecito giocare in modo un pò più fisico? Io non ho allungato le braccia per spingerlo, non l’ho afferrato e non ne ho impedito alcun movimento. Inoltre il pallone era già abbondantemente fuori. Devono lasciarci giocare e chiamate del genere non hanno senso“.

Molto diretto Stephen Curry: “L’MVP di stasera? Marat Kogut, sicuramente. E’ dura quando i tuoi sforzi vengono sabotati in questo modo. Ho rivisto quelle due chiamate più e più volte, e ancora non mi riesco a spiegare nessuna delle due. Quello di KD era un gioco da quattro punti; quindi, nessuno vuole vedere una partita finire in quel modo, con una chiamata assurda, su un contatto morbidissimo e con un passaggio folle, senza possibilità alcuna di venir catturato“.

Al #30, quindi, è stato chiesto se la sua reazione (e quella di compagni e panchina) dopo la tripla del 130-130 possa avere influenzato in un certo qual modo la successiva chiamata degli arbitri. Steph risponde così: “Se fosse così, sarebbe indicativo di tutto il match. Non puoi arbitrare lasciando che le emozioni si intromettano nel tuo metro di giudizio, qualunque cosa sia successa. Alla fine questa è solo una partita su 82, e non ci soffriamo troppo. Avremmo dovuto controllare meglio il vantaggio acquisito nel terzo quarto. Ma di nuovo, dev’essere il gioco a decidere una partita“.

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About The Author

Gianluca Zippo Nato a Formia il 13/01/1988. Laureato in Giurisprudenza presso la Federico II di Napoli, già collaboratore e redattore per Teladoiolamerica.net e Road2sport.com, il calcio, l’NBA e la F1 sono la mia malattia, ma il mondo dello sport mi affascina a 360°.