LA LAVAGNA - I Warriors e l'importanza dei lunghi nella 'Flow Offense'

Dici Golden State Warriors e pensi subito small ball, ‘Splash Brothers’, una batteria impressionante di tiratori da tre punti costruita sulla velocità d’esecuzione e ritmi di gioco insostenibili per i più. Oltre che ad una nuova concezione del ruolo del lungo (o dei lunghi) in campo: non più principale opzione offensiva (impensabile per chi nella frontline annovera gente come Bogut ed Ezeli) ma parte di un set che lo veda come ‘facilitatore’ del lavoro di Curry, Thompson e compagnia tirante.

Del resto stiamo vivendo da tempo in un’epoca in cui i grandi tiratori dal post basso hanno percentuali dal campo che non superano il 40-45%. E, sebbene il noto brocardo relativo all’importanza dell’asse play-pivot siano tutt’oggi valido, l’idea che si possa vincere una partita (solo) nel pitturato e che si possa segnare con oltre il 50% in area, appare ormai superata dal Gioco.

La ‘Flow Offense’, quindi, non è nient’altro che la visione di Steve Kerr delle pieghe che ha preso la pallacanestro del 2000. Con qualche correttivo necessario per aumentarne l’imprevedibilità in maniera esponenziale.

Prendete ciò che è stato il clinic offensivo in quel di Cleveland l’altra notte. Emblematico ciò che è accaduto nel primo quarto. Con i campioni in carica che hanno scritto 6/9 dall’arco, 4 per Curry (che chiuderà con 7/12 da tre), 2 per Thompson sempre seguendo lo stesso disegno: Mozgov e Love chiamati fuori dai movimenti di Bogut, blocco dello stesso australiano a seguito del consegnato (perché, in questo sistema, anche il lungo deve essere in grado di portare palla) e conclusione relativamente comoda piedi per terra ad alte percentuali.

Quando, poi, è toccato a Draymond Green (che ha flirtato con l’ennesima tripla doppia stagionale) giocare da numero 5 all’interno del quintetto che non perde mai (con Curry, Thompson, Iguodala e Barnes) si è potuto sviluppare l’ulteriore possibilità di giocare in pick and roll (tanto per un palleggio arresto e tiro, quanto per un canonico pocket pass come si vede da 1:50 in poi) o, meglio ancora, di operare quei tagli (da 1:18 a 1:28 nel video) di difficilissima lettura per qualsiasi difesa. il risultato? 104 punti dopo tre quarti e tutti a casa.

Ma non crediate che sia sempre così facile. L’attuabilità di questo sistema è subordinata, come detto, a ritmi alti supportati da una condizione fisica che va dal brillante all’eccezionale. Con il rischio, quindi, di incappare ciclicamente in sconfitte come quella di Detroit, dove i Pistons sono stati bravi a stringere il campo e a far pendere a Bogut molti più tiri del normale. Con le conseguenze che ben conosciamo.

Benvenuti nel meraviglioso mondo dei Golden State Warriors. E, se siete un centro vecchio stampo, pazienza. Come avete visto un modo per rendervi utile c’è comunque.

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About The Author

Claudio Pellecchia Napoletano classe ’87, giornalista sportivo e laureato in Giurisprudenza, ammesso che le due cose possano coesistere. Folgorato sulla via di Federico Buffa, intende divulgare il verbo della palla spicchi perché, come disse qualcuno, “lei non mente mai”. Scrive anche di calcio su Rivista Undici.