LA LAVAGNA - I Warriors e lo 'Split Cuts'

I problemi che i Golden State Warriors stanno affrontando contro i Memphis Grizzlies, in una serie che si sta rivelando più complessa del previsto, sono sotto gli occhi di tutti. Tra i tanti, in particolare, spicca la difficoltà di utilizzare uno dei set offensivi preferiti di coach Kerr, il cosiddetto ‘Split Cuts’.

Si tratta di una serie di combinazioni veloci che mirano a sfruttare i movimenti e le capacita passatorie del lungo in post sul lato forte.Non esiste, tuttavia, un tempo d’esecuzione preciso: essendo un sistema di read and react sono gli stessi giocatore a decidere, in base a ciò che propone loro la difesa avversaria, quanto e come passarsi il pallone e/o ribaltare il lato.

La variante preferita è quella che si dipana in contropiede, con il lungo che riceve da uno degli Splash Brother e opera immediatamente il consegnato per l’altro che arriva dal lato debole per una comoda conclusione piedi per terra. A difesa schierata, invece, non c’è limite alla fantasia. Il lungo (o presunto tale, visto che si parla della squadra che ha un unico vero centro di riferimento, e cioè Bogut) ha un ampia scelta: può attendere il taglio backdoor a centroarea di un compagno, operare in un pick and roll sui generis andando a concludere personalmente l’azione, può fintare il consegnato a vantaggio di un movimento forte nel pitturato, può ancora, se dotato di una buona tecnica di tiro, andare in fade away dalla media. E infine, last but not the least, chiamare personalmente il ribaltamento sul lato debole attraverso una serie di passaggi che mandino fuorigire le rotazioni difensive avversarie.

E allora, vista la quantità e la qualità di soluzioni disponibili come mai in questo secondo turno di playoff i Warriors (che in RS erano la squdra con la media più alta di punti per possesso) faticano così tanto in attacco, in particolare nell’applicare questa pagina del playbook? Semplice: perché i Grizzlies, secondi forse solo agli Spurs, sono la squadra che occupa meglio l’area dell’intera Nba. Con tutte le corsie e le linee di passaggio ‘intasate’ anche per lunghi molto educati cestisticamente come Bogut, Speights e (in parte) David Lee risulta difficile non forzare soluzioni ogni qualvolta che dalla panchina chiamano lo ‘Split Cuts’. Se a questo, poi aggiungiamo che di fronte ci sono due cattedratici del post come Randolph e Gasol, tutto, o quasi, si spiega.

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About The Author

Claudio Pellecchia Napoletano classe ’87, giornalista sportivo e laureato in Giurisprudenza, ammesso che le due cose possano coesistere. Folgorato sulla via di Federico Buffa, intende divulgare il verbo della palla spicchi perché, come disse qualcuno, “lei non mente mai”. Scrive anche di calcio su Rivista Undici.